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Malta. Di verità si può morire

 

Di verità si può morire. Come è successo alla giornalista maltese  Daphne Caruana Galizia, dilaniata insieme all’auto che stava guidando. “Ci sono corrotti ovunque. La situazione è disperata”: è stato questo il suo ultimo allarme, per svegliare l’opinione pubblica locale e internazionale su un’emergenza, che spesso viene declassata rispetto ad altri reati. Mi torna alla mente la polemica che solo un mesa fa ha suscitato l’approvazione della legge che in Italia estende la confisca dei beni – applicata agli accusati di mafia – anche agli indagati per reati di corruzione. La destra si oppose ritenendo esagerata la misura preventiva e la maggioranza quasi si scusò, impegnandosi a “monitorarne” l’applicazione, pronta a intervenire in caso di eccessi.  E invece anche da noi vale l’estrema denuncia di Galizia. Anche da noi “ci sono corrotti ovunque e la situazione è disperata”.

Ora occorre vigilare, perché il tritolo colpisce sempre due volte, come avvenne per Falcone e Borsellino. C’è il figlio di Galizia, Matthew, anch’egli giornalista d’inchiesta, che è esposto alla vendetta dei corrotti, di cui ha contribuito con la madre ha scoprire i traffici. Va scortato. Dalla polizia maltese. E dall’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Non vogliamo vedere un’altra carcassa di auto bruciata. Non vogliamo vedere un altro morto di verità.

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