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Rifugiati. Cardinale Parolin: “almeno noi non dimentichiamo che queste donne e uomini sono nostre sorelle e fratelli”

 

Prima di entrare nella Fiera di Rimini per partecipare al Meeting di Comunione e Liberazione, il Cardinale Pietro Parolin non si e’ negato ai giornalisti.

Poche parole per commentare lo sgombero forzato dei rifugiati in Piazza Indipendenza da parte delle forze dell’ordine. “Quelle immagini non possono che provocare sconcerto e dolore, soprattutto dalla violenza che si e’ manifestata. E la violenza non e’ accettabile da nessuna parte”.

Violenza fisica e di parole che si e’ scatenata sia contro le scelte messe in atto dalla Prefettura di Roma, sia contro chi invece ha difeso la decisione di sgomberare persone che hanno raggiunto l’Italia nel corso degli anni, non per cercare semplicemente lavoro, bensì per sfuggire ad altra violenza, quella che domina nel loro paese d’origine: l’Eritrea.

Ma in un’estate che probabilmente addormenta le menti anche a causa di un caldo torrido che non da’ pace, e’ troppo difficile far capire a chi guarda quanto e’ accaduto nel cuore di Roma la storia di questa gente.

Roma e’ sprofondata da tempo, lo sanno i romani che la popolano dalla propria infanzia, un gruppo al quale appartengo. Una citta’ che e’ incapace di offrire risposte su molti fronti, ormai da tempo. E quello della sicurezza di una vita degna a chi e’ fuggito da violenze e’ solo una delle tante questioni irrisolte della capitale.

Ma il Cardinale Parolin, nel suo intervento davanti alla platea del Meeting composta da persone di fede, ha voluto mandare messaggi ben piu’ forti.

“Non dimentichiamo, almeno noi, che queste donne, questi uomini, questi bambini sono in questo istante nostri fratelli – ha ammonito –  E questa parola traccia una divisione netta tra coloro che riconoscono Dio nei poveri e nei bisognosi e coloro che non lo riconoscono”.

Fratellanza e misericordia, parole che anche per chi non e’ persona di fede oggi devono risuonare come un monito. Perche’ quanto e’ accaduto nel cuore di Roma e’ il frutto dell’assenza non solo di politiche di integrazione, ma anche dell’indifferenza di una citta’ composta da persone che vogliono rivolgere lo sguardo altrove.

Ancora una volta, resta nostro dovere mantenere alta l’attenzione su realta’ simili, non in quanto persone di fede, bensì in quanto esseri umani.

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