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Minacce a Andrea Palladino. Quelli che… i giornalisti di inchiesta non sono vuoti a perdere

 

 

La storia che raccontiamo vale a confortarci dell’esistenza di un gruppo di persone che sa essere, nonostante ogni differenza soggettiva, una comunità quando si tratta di difendere il valore della libertà di informazione quale pilastro della nostra democrazia. Capita che, nel bel mezzo di questa estate, il giornalista Andrea Palladino venga fatto oggetto sui social di una inquietante campagna di delegittimazione, volta a gettarlo in pasto agli odiatori del web e forse non solo a loro, additandolo quale “apprendista galoppino” di un “sistema mediatico destrutturato”; ’“eroe sacrificabile” di “un esercito in ritirata strategica” che sfugge al “duello” dichiarato dai suoi “avversari”. Parole tremende. Un linguaggio di altri tempi che richiama alla memoria, persino nell’anacronismo del lessico, i farneticanti proclami delle formazioni eversive e sovversive che hanno segnato gli anni più bui della nostra Repubblica. Quelle stesse consorterie che non hanno esitato dapprima a dileggiare e, poi, a colpire proprio quei giornalisti che denunciavano la carica di intollerabile violenza che si cela dietro certe espressioni e certi rituali. A Palladino viene “rimproverato” di aver approfondito, in una serie di articoli apparsi su “Famiglia Cristiana”, le trame oscure di alcune organizzazioni di estrema destra dedite ad ostacolare, anche operativamente, il soccorso in mare e l’accoglienza dei migranti.

Questa ultima inchiesta fa seguito ai suoi grandi scoop sul mistero dell’uccisione in Somalia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sulle rotte internazionali dei traffici di rifiuti e sui nuovi affari delle mafie italiane. In un video surreale diffuso su facebook lo scorso 14 agosto, Palladino viene tacciato di essere un giornalista “solo” che è stato “lasciato indietro” mentre “copre le spalle” alla stampa “più esperta”, “gettato in campo come un vuoto a perdere” e perciò meritevole di beffarda “pietà”. In molti, in queste ore, non hanno mancato di far pervenire la propria sincera vicinanza al coraggioso giornalista ed alla redazione di “Famiglia Cristiana”. Lo hanno fatto, interpretando un sentire comune, il presidente Giulietti ed il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Raffaele Lorusso. Stefano Feltri, sul fattoquotidiano.it, ha segnalato l’episodio con un post che, per alcune ore, è stato assai significativamente il pezzo di apertura della testata web. Altri cronisti, alcuni a loro volta vittime di gravissime minacce a causa del loro lavoro, si sono immediatamente posti al fianco del bravissimo collega. L’eco delle telefonate e dei messaggi di solidarietà che hanno scandito il ferragosto di questo giornalista dalla schiena dritta è sicuramente più forte di ogni basso improperio. Non è solo Andrea Palladino. Nessuno, oggi, può ripetere l’errore imperdonabile di lasciare isolati i giornalisti di inchiesta che sono una risorsa fondamentale per illuminare quel che accade, nel Mediterraneo come in ogni altro angolo periferico di questo mondo. Ognuno di noi è chiamato a valorizzare il loro «lavoro affannoso» che è e che rimane, secondo l’insegnamento tuttora attualissimo di Walter Tobagi, «la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani (…) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi».

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