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Femminicidio: la responsabilità dello Stato e di tutti noi

 

C’è qualcosa che mi sfugge riguardo agli omicidi delle donne da parte dei compagni o ex, alcune persone affermano che la responsabilità è anche delle donne in quando madri/educatrici. Ma non lo è di tutti indipendentemente da questo? Gira che ti rigira la colpa della violenza sulle donne ricade spesso sulle donne in quanto tali: perché non si sono ribellate, perché si sono messe con uomini sbagliati, perché non hanno insegnato ai loro figli il rispetto, perché sono state provocanti,  perché si sono fidate ecc.  Come per tutti i fenomeni che riguardano la società si cercano i colpevoli all’esterno dal contesto dimenticandosi troppo spesso della mano che ha ucciso e i media su questo, quando usano parole come “gelosia, raptus, attacchi di rabbia”, giustificano in qualche modo gli assassini.
Analizzando i vari dati sui “femminicidi” possiamo osservare che interessano aree geografiche diverse, persone con differenti culture e posizione sociale. Questo è un fenomeno trasversale che ha in comune la sopraffazione dell’uomo verso la donna in quanto ritenuta una sua proprietà ed è da tale considerazione che dovremmo tutti ripartire. Il fallimento di una relazione è visto troppo spesso in un ottica infantile/vittimistica, è frequentemente l’uomo a non saper accettare la fine di un rapporto  negando a sé stesso le proprie responsabilità e reagendo come se si sentisse depredato di un qualcosa che sente legittimamente suo.

Nel leggere i commenti riguardo alle notizie sulle vittime di violenza si osservano reazioni dei vari forcaioli, colpevolizzazioni delle vittime, fascismo di ritorno dove l’uomo si propone come protettore della povera donna indifesa. In un paese dove le pari opportunità sono viste più come un titolo nobiliare da affibbiare come delega a qualche ministro che come un obbiettivo da portare avanti con determinazione è  difficile poter parlare di un’azione pianificata che vada a coinvolgere trasversalmente tutti gli aspetti della società. Se ci azzardiamo a parlare di educazione affettiva e sessuale nelle scuole immediatamente insorgono le sentinelle in piedi, Adinolfi e co. Il peso della religione cattolica è usato come uno scudo per poter evitare ogni sano confronto educativo in materia di rispetto di genere. La società fatta da donne e uomini dovrebbe educare al rispetto di ogni singolo essere umano, è nostra responsabilità chiedere a gran voce alle istituzioni di mettere questo tema al centro delle varie agende politiche e non solo, ripartiamo da noi stessi chiedendoci come ci poniamo rispetto agli altri, se la nostra è una mentalità che rispetta ogni individuo, se noi stessi rispettiamo la nostra identità. E’ molto facile osservare quanto uomini e donne si propongono ad altri più come oggetti che come soggetti, il bombardamento dei media vuole le persone, specie se donne, sempre giovani, magre e comunque sessualmente appetibili grazie ad una certa conformità fisica. Quante volte è capitato di leggere commenti cattivi verso una persona che è invecchiata o ingrassata come  se fosse un dovere civile essere sempre in forma? La sessualizzazione dei corpi riguarda anche i più giovani, bambine comprese e il sesso anche fra adulti è visto come un mezzo non per gioire insieme ma per dimostrare un qualcosa che ancora una volta richiama ad una certa prestanza fisica e ad una stupida rincorsa verso una giovinezza a tutti i costi.

Tutto è collegato ad un annientamento della propria libera identità e al giudizio spesso pesante, possono sembrare aspetti banali ma anche questi fanno parte dell’educazione al rispetto di ogni genere di persona ed è nostro dovere porsi in modo responsabile anche di fronte a questo. Il rispetto pretendiamolo e ricordiamocelo ogni giorno, questo è quello che possiamo fare tutti nell’immediato e contemporaneamente  pretendiamo dalle istituzioni che ogni persona che denunci di essere perseguitata o di essere vittima di un comportamento vessatorio sia protetta. E’ nostra responsabilità combattere ogni tipo di giustificazione che vada a scusare l’aggressore: l’uomo è cacciatore, una testa calda, è geloso ecc. sono stronzate, accettare questo è prestare il fianco alla violenza. La gelosia, il senso di possessione sono quanto di più lontano esiste dall’amore, i sentimenti possono essere subdoli poiché offuscati dall’emozioni ma se abbiamo il minimo sentore che siano presenti,  in noi e in chi frequentiamo,  queste componenti è bene correre ai ripari cercando d’imparare a distinguere ciò che sano da quello che non lo è.

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