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Aggrediti i giornalisti di Fanpage Musella e Pace

 

“Hanno iniziato a picchiare due giornalisti dovete correre immediatamente” urla Matteo al 113. Pugni, calci e lancio di bottiglie contro Antonio Musella e Giuseppe Pace, cronisti di Fanpage.it. I due stavano svolgendo l’attività di reporter quando sono stati aggrediti martedì mattina dagli operai delle Fonderie Pisano, industria situata a Salerno. Anche due giovani che avevano accompagnato i cronisti sul posto sono stati colpiti e in seguito accompagnati in ospedale. Si tratta di Mauro Melone della testata locale Zerottonove.it e di Matteo Zagaria, attivista. L’Ordine dei giornalisti della Campania, il Sindacato unitario giornalisti Campania e Movimento Unitario Giornalisti hanno espresso la loro vicinanza alle vittime dell’episodio.

La telecamera di Fanpage era stata azionata da poco più di un minuto quando un gruppo di operai si è diretto verso i cronisti. Martina Marraffa, l’attivista intervistata è stata la prima a subire spintoni, calci e insulti per poi subire l’accerchiamento degli aggressori. “Non siamo degli assassini. Tu faj a battagl’? Nuj tenimm a ‘uerr ‘ncap” si sente dal video diffuso in rete dalla stessa Martina. “Siamo malconci ma ancora tutti interi – scrive su Facebook Giuseppe Pace – siamo stati aggrediti dagli operai delle Fonderie Pisano insieme agli abitanti della zona, riuniti in presidio permanente fuori ai cancelli della fabbrica per denunciare le morti e i tumori causati dalle emissioni di fumi e veleni.” “Siamo un po’ ammaccati ma stiamo bene, nulla di preoccupante – scrive Antonio Musella dal suo profilo – È davvero tutto assurdo, chi lavora lì dentro subisce in prima persona i danni delle emissioni. Ho sempre creduto che il diritto alla salute e la difesa dell’ambiente siano diritti da difendere con i denti.”

“Sono usciti dieci operai dal deposito delle Fonderie, noi eravamo in pochi, circa sette, ci hanno aggredito prima con urla e subito dopo con calci e schiaffi” – racconta Mauro Melone – “ho pensato che sarebbe finita veramente male quando sono usciti altri operai, sempre dal deposito, che hanno devastato la tenda posta per il presidio e lanciando tutto in aria. Mentre scappavo mi ha preso di striscio una bottiglia di vetro, ne sono uscito illeso per fortuna”. Gli aggressori hanno preso a pugni sul corpo l’operatore Giuseppe Pace per poi puntare alla telecamera che non è andata distrutta e permetterà di ricostruire l’accaduto alle forze dell’ordine.

“Ti richiamo dopo, adesso sono all’ospedale, sto aspettando la dottoressa che deve controllarmi, sai, mi hanno colpito ai testicoli, spero nulla di grave” con voce preoccupata dice Matteo Zagaria. Poco dopo l’annuncio: la radiografia ha dato esito negativo. “In ospedale sono stato scortato dalla polizia, nella corsia ho incontrato i miei aggressori”, un operaio ha avuto un malore ed è stato accompagnato all’Ospedale Ruggi di Aragona di Salerno dai colleghi.

“Ci hanno salvato dal linciaggio altri operai giunti per fermare le due truppe d’assalto, mentre scappavamo, continuavano a lanciarci di tutto” conclude Mauro Melone. Nel pomeriggio una telefonata del sindaco ai due giornalisti di Fanpage per porre le scuse a nome della città. Lo stesso primo cittadino, Vincenzo Napoli e l’assessore all’Ambiente, Gerardo Calabrese, hanno tenuto un incontro privato con i vertici dell’azienda. In un comunicato Mario Pisano, presidente dell’azienda, esprime il rammarico per quanto accaduto ed è preoccupato per “il clima di tensione venutosi a creare”. Nella notte uno striscione fissato alle sbarre del cancello dell’azienda: “no alla guerra tra poveri”.

La storia delle Fonderie Pisano nella città di Salerno è lunga e controversa. L’azienda è stata condannata nel 2007 per diversi motivi tra cui abbandono di rifiuti speciali pericolosi e scarico di acque industriali nel fiume Irno. Negli anni l’insofferenza da parte dei cittadini in zona è andata crescendo fino alla formazione del comitato “Salute e Vita” che richiede la delocalizzazione delle attività e i picchetti piantati negli ultimi giorni da attivisti locali.

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