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Iran, regista condannato a 6 anni di carcere per un documentario giudicato offensivo

 

“Non capisco quello che mi sta succedendo. Mi aspetto di tutto” Keywan Karimi, regista iraniano, è stato condannato lo scorso 11 ottobre  a 6 anni di carcere e 223 frustate dal tribunale di Teheran che ritiene alcune sue opere ” insulti alle istituzioni sacre dell’Iran” e “propaganda contro il regime”.
Si tratta di “Scrivere sulla città”, un documentario di 60 minuti prodotto dall’Università di Teheran -mai proiettato e di cui è disponibile solo il trailer su YouTube- giudicato offensivo perché documenta attraverso i graffiti politici la storia della sua terra dalla rivoluzione islamica del 1979 alle elezioni del 2009, e per una scena di sesso ipotizzata dal regista ma che in realtà non è mai stata girata, oltre a un video musicale prodotto per un cantante iraniano esiliato.

Il calvario giudiziario per Karimi, autore del cortometraggio “Le avventure di una coppia sposata”, ambientato in Iran e ispirato ai temi di un racconto di Italo Cavino, inizia il 14 dicembre 2013 quando la polizia fa irruzione nella sua abitazione, la memoria dei suoi computer viene sequestrata e il cineasta arrestato per 12 giorni e detenuto nel carcere di Evin, prima di essere rilasciato su cauzione.
L’Iran protagonista già della censura e della condanna dell’opera di Jafar Panahi, altra sfida all’esistenza violata,  resta una terra di arresti, torture, frustate e condanne a morte  legate alla libertà di pensiero e d’espressione, una terra di diritti umani violati in cui il diritto al dissenso svanisce nel ricordo al di là di ogni dubbio.
Iran Human Rights attraverso la piattaforma Change.org ha lanciato una petizione per chiedere al capo della Magistratura iraniana, Sadegh Lariijani di revocare la condanna.

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