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La prima Repubblica ha ancora qualcosa da insegnare alla seconda

 

Quanto sta avvenendo in questi giorni al Senato, lo scontro all’interno del partito democratico, la ricerca di sostegni al processo di riforme, il riproporsi di “maggioranze alternative” o meglio “opportunistiche” mi ha riportato alla memoria una paginetta scritta da Corrado Guerzoni, storico portavoce di Aldo Moro, proprio in un libro dedicato allo statista democristiano.
Siamo nel 1960, ai tempi del governo Tambroni e del duro scontro comunismo/anticomunismo.Quello che emerge e’ un nettissimo richiamo alle regole della democrazia. Scrive Guerzoni (Aldo Moro, Sellerio): “Moro sa che dal ’45 in poi è stato difficile far passare nelle gerarchie ecclesiastiche, in una parte non piccola del mondo cattolico, in una certa zone dell’elettorato, la pregiudiziale della libertà e della giustizia; sa che in tutti gli anni dal ’53 al ’60 e’ stato complicato tener saldo il rapporto con i partiti democratici e che non sono mancate le voci, esplicite o implicite, che i voti, quali che siano, un partito di maggioranza relativa, alla fin fine, ha il diritto di andare a prenderli  dove sono, perché l’anticomunismo può ben spiegare e giustificare tutti. E’ duro, talvolta durissimo, sostenere che prima viene la democrazia e poi la lotta al comunismo; che, anzi, se non c’è la prima non c’è neppure la seconda. Fuori dalla democrazia  non solo non si combatte il comunismo, ma lo si aiuta a vincere”.
Sia ben chiaro: non ritengo affatto che oggi sia in discussione la democrazia (e’ ben salda e indiscutibile) ma ho l’impressione che la prima Repubblica abbia ancora qualcosa da insegnare alla seconda.

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