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Contro i bavagli una vasta alleanza civile da portare in Europa

 

La mobilitazione partita  da Milano con appelli a una proiezione europea contro bavagli e limitazioni al diritto dovere di informare non è un fatto isolato, né un pallino di chi ha voluto riunire giornalisti e associazionismo a Palazzo Marino per discutere sui punti neri del progetto di riforma della legge sulla diffamazione a mezzo stampa: Fnsi, Associazione lombarda e Ordine dei giornalisti della Lombardia, Articolo21, Organizzazioni Internazionali dei giornalisti, rappresentanti dell’Osce. Dall’Italia arriva un importante contributo a rafforzare una battaglie per le libertà di tutti e la legalità democratica, che trova interlocutori attenti e già alcuni di essi in campo, come hanno evidenziato le testimonianze di Olivier Da Lage e di Paco Audije, esponenti, del Snj (Sindacato Nazionale dei Giornalisti Francesi) e della Ifj, l’uno, della Fape (Sindacato della Federazione della Stampa Spagnola) e della Efj, il secondo. La campagna contro i bavagli ci unisce e impegna insieme, come sottolineato dal Segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, che ha risposto sì all’invito del portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti a sostenere una vasta alleanza civile da portare in Europa. Le organizzazioni internazionali dei giornalisti apprezzano e trovano nuove energie, temi e forze, per questa battaglia.

La Federazione Internazionale dei Giornalisti (Ifj) è impegnata a ogni latitudine a sostenere i principi della libertà d’informazione, pesantemente sotto tiro nelle aree “calde” del globo, con campagne di mobilitazione e di aiuto ai colleghi in difficoltà per violenze e restrizioni di ogni tipo: dal sequestro di persona, alle minacce di terroristi e delinquenza organizzata, agli arresti ingiustificati dove vigono regimi, alle azioni di spionaggio sulle fonti. E nel frattempo moltiplica gli sforzi – entro una popolazione giornalista che si va impoverendo – per assicurare sostegno alle famiglie dei giornalisti uccisi (già 28 nei primi 80 giorni dell’anno), mentre si prodiga per cercare consenso fra istituzioni internazionali nella lotta all’impunità, perché i delitti contro gli operatori dell’informazione siano considerati crimini contro i diritti umani. E in questo contesto, nell’area delle democrazie, la Federazione Europea dei Giornalisti che della Ifj è il braccio operativo della rappresentanza di categoria nel vecchio Continente, ha lanciato di recente un’iniziativa contro le restrizioni legali all’informazione, portando il tema al confronto con il commissario ai Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks.

Su questo tavolo ci sono anche i dossier arrivati dall’Italia sui conflitti d’interesse e sulla proposta di riforma delle norme sulla diffamazione a mezzo stampa, attraverso la quale c’è chi sta cercando di introdurre nuove restrizioni al diritto dei cittadini a sapere e dei cronisti a dar conto dei fatti di pubblico interesse di cui vengano a conoscenza. L’Osce ha già avanzato le sue riserve sia alle autorità, e al parlamento italiano, sia agli altri organismi europei, come ha ricordato Ulrike Schmidt, sua rappresentante all’incontro di Milano.

Sull’Italia pesano l’assenza di contromisure alle querele risarcitorie temerarie, i tempi lunghissimi (fino a dieci anni contro i tre mesi della media europea) entro i quali è possibile presentare causa civile contro i giornalisti, la sproporzione delle pene e delle sanzioni applicabili, la duplicabilità dell’azione giudiziaria, sia in sede penale che civile, il tentativo di scambiare l’obbligo di escludere dalle pene il carcere (motivo di sanzione all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) con altre gravi restrizioni sull’uso delle fonti e sulla pubblicabilità delle notizie.

Bisogna intendersi sui diritti intangibili della persona e della collettività. L’avvocato Caterina Malavenda ha offerto il suo contributo preziosissimo sulla materia, perché ogni giornalista non sia censurato per legge, né sia portato all’autocensura per paura, avvertendo, ovviamente, che nessuno deva fare il suo lavoro per volgerlo ad altri fini che sono siano quelli dell’interesse pubblico a un’informazione fondata sulla verità sostanziale dei fatti. Ed è bene avere chiaro che “Scandagliare l’attività dei responsabili della vita pubblica è parte dei diritti dell’umanità”, come ha ricordato Ulrike Schmidt.

Da Milano – grazie a Paolo Perucchini, neo presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti alla sua prima uscita pubblica, e con un’iniziativa internazionale – un buon segnale di fiducia sul valore dell’impegno civile e del confronto in campo aperto e ad ampio raggio.

Occorre sempre più tenere il punto, agire per cambiare le cose che non vanno in casa propria ed essere parte attiva a livello internazionale per irrobustire battaglie come quelle per una direttiva a tutela di standard elevati libertà e pluralismo dell’informazione in Europa e contro il controllo delle fonti dei giornalisti, che molti Paresi, anche illegalmente, tentano di attuare in nome della sicurezza.

* Membro del Comitato Esecutivo della Federazione Internazionale del Giornalisti

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