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A Copenaghen occorre ancora di più innalzare la bandiera della libertà

 

Dopo il nuovo attacco terroristico in Europa, a Copenaghen occorre ancora di più innalzare la bandiera della libertà, della laicità degli Stati e rispondere con la forza dei principi e dei valori delle democrazie, che vivono solo fin quando libertà di espressione, libertà di stampa, libertà religiosa sono vitali e rispettate.

C’è bisogno di un’iniziativa internazionale vasta che riprenda e rafforzi cammino della grande manifestazione di Parigi dell’11 gennaio scorso. Giornalisti, scrittori, autori satirici intellettuali si incontrino insieme a Bruxellese, o meglio ancora a Parigi in sede Unesco per rilanciare un grande movimento corale per i diritti umani e la libertà. La Federazione internazionale dei giornalisti, la Ifj e la Efj, sono permanentemente in campo per non lasciare solo alcun giornalista sotto tiro, anche se i fronti che li vedono come bersagli da mettere a tacere con ogni mezzo si allargano. La risposta all’attacco in Danimarca contro i partecipanti a un dibattuto sulla libertà di espressione e di satira, dopo i fatti di Parigi, è stata immediata, di condanna e di unità civile: “I sindacati e le associazioni giornalisti si ergono uniti con i cittadini danesi nel rifiutare ogni intimidazione e ogni violenza e per difendere il diritto alla libertà e a un dibattito libero e aperto senza paura”. Ciò significa conferma di un impegno che sta nel Dna del giornalismo globale organizzato dall’Ifj (600 mila giornalisti in 134 Paesi: i mitra e le teste mozzate fanno provocano orrore e sdegno ma non spegneranno le voci pensanti e le idee diverse. Non si cede alla paura e non ci si piega all’odio. Anche gli Stati riflettano. Non si facciano prendere la mano dall’idea di risolvere tutto con risposta di forza o con strette sull’informazione in nome della sicurezza. Ha scritto bene Antonio Di Bella su Articolo21: “La libertà c’è o non c’è: Non possono esserci zone franche per critica e satira: Nel momento in cui si comincia imporle, ci si inchina alla volontà dei terroristi”.
Solo così fanatismo e terrorismo non piegheranno l’informazione democratica verso la spirale dell’odio. Lo spirito della “Marche Republicaine” di Parigi, dopo le stragi di “Charlie Hebdo”, in un negozio ebraico e per le strade della Capitale francese va interpretato e vissuto nel senso che si deve continuare a reagire a partire dai principi e dai valori delle democrazie vissuti e praticato insieme. Lo spirito della “Marche” dell’11 gennaio regge in Europa, nonostante il nuovo attacco, con vittime, in Danimarca contro la libertà di espressione, di stampa e di satira. Le condanne del nuovo crimine contro la liberta, contro il dialogo e la convivenza democratica sono state puntuali da parte delle voci libere. Anche se non ci sono state grandi manifestazioni come quella di Parigi. Non cedere alla paura e non piegarsi all’odio significa però insistere su questo terreno di impegno a livello internazionale ancora con più intensità e rigore, evitando e impedendo censure e autocensura su informazione e satira. E ogni occasione di incontro sia motivo di confronto e dialogo.

Membro Comitato Esecutivo Ifj

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