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Diffamazione. Cassazione conferma condanna conduttrice Paola Perego

 

In una puntata di “Verissimo” del 2006 definì “bastardi” alcuni sospettati di omicidio poi scagionati. Condannato anche giornalista che li definì “assassini”

“Bastardi”. “Assassini”. Paola Perego e Angelo Mangano durante una puntata andata in onda il 26 maggio 2006 avevano chiamato così un gruppo di indagati per omicidio appena arrestati.

Il 28 gennaio 2015 la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione, già emessa dalla Corte d’appello di Caltanissetta, nei confronti della conduttrice Paola Perego e del giornalista di “Verissimo”. Per la Suprema Corte, durante quella puntata hanno superato il limite della continenza nel diritto di critica.

Quel giorno erano state arrestate alcune persone. Erano accusate di un barbaro omicidio: quello del tredicenne Francesco Ferreri, che era stato ucciso a Barrafranca (Enna) e il cui corpo era stato ritrovato il 18 dicembre 2005 in un dirupo nei boschi attorno a piazza Armerina, con la testa fracassata. Gli indagati furono poi scagionati dall’accusa. Ma nel corso della trasmissione Perego li aveva chiamati “Bastardi” e il giornalista li aveva definiti “assassini”.

Secondo la Cassazione, la Perego e il cronista superarono “il limite della continenza” e non possono giustificarsi invocando il “diritto di cronaca e di critica” in quanto hanno pronunciato espressioni “gravemente infamanti e inutilmente umilianti”, hanno fatto “una mera aggressione verbale” degli indagati.

La sentenza della Cassazione sottolinea che la conduttrice Paola Perego aveva “consapevolezza” che “bastardi” era un termine “offensivo” in quanto subito dopo averla pronunciata aveva aggiunto: “Il direttore di Verissimo non vuole che lo dica, ma è l’unica cosa carina che mi vien da dire!”

Perego e Mangano erano stati assolti in primo grado “perché il fatto non costituisce reato”. Poi la Corte d’appello di Caltanissetta li aveva ritenuti responsabili di diffamazione “ai soli fini civili. Con la sentenza n°4158 la Cassazione ha ricordato che la presunzione d’innocenza deve valere sempre fino al giudizio di ultimo grado. Ha chiarito che “in tema di cronaca giudiziaria relativa alla delicata fase delle indagini preliminari, è doveroso un racconto senza enfasi o indebite anticipazioni di colpevolezza”.

COT-ASP

Leggi anche l‘articolo del Fatto e de Il Sole 24 Ore

Da ossigenoinformazione.it

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