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Charlie Hebdo torna in edicola. La prima uscita “normale” dopo l’edizione speciale del dopo attentato

 

Mercoledi 25 Charlie Hebdo torna in edicola. La prima uscita “normale” dopo l’edizione speciale del dopo attentato (7 milioni di copie) e la pausa di una settimana per far rifiatare i superstiti della strage. Si dice normale ma nulla potra piu’ esserlo, soprattutto dopo che al sangue di Parigi si e’ aggiunto il sangue di Copenaghen con una agghiacciante azione fotocopia: contro la satira e contro una sinagoga.

Che cosa ci sara’ nel nuovo numero? “Parleremo di attualita’, certo di Sarkozy non per forza di Maometto” mi aveva confidato il capo della redazione Gerard Biard, per correggersi pero’ pochi giorni dopo parlando con il Magazine di Le Monde” . “Dovremo trattare ancora quegli argomenti, ci diranno che siamo ossessionati, ma l’ossessione non e’ la nostra, e’ la loro”. E’ davvero commovente vedere lavorare la redazione di Charlie. Alcuni, come Luz, hanno ancora il braccio al collo per le ferite subite nell’attentato, tutti hanno negli occhi le immagini della strage. Difficile avere la leggerezza per scherzare. Non solo. La solidarieta’ post attentato ha riversato un mare di soldi su Charlie. Fino al giorno prima era un giornale sull’orlo del fallimento che vendeva  a fatica sessantamila copie. Oggi ha duecentomila abbonati e fra donazioni statali e private si calcola che abbia raccolto 30 milioni di euro. Paradossalmente un peso in piu’: come dividere il denaro aldila’ dei contributi per i familiari delle vittime? “Molti nuovi disegnatori,contattati per rimpiazzare le vecchie firme si mostrano titubanti: “dobbiamo per forza venire in redazione? C’e’pericolo?”. Il comune di Parigi sta approntando una nuova redazione con mille misure di sicurezza ma e’ difficile fare ironia rinchiusi in un bunker.

L’altro giorno, racconta Le Monde Magazine, uno dei disegnatori piu’ noti di Charlie, Luz, ha visto un documentario sulla vita della balene al polo nord. Ogni balena muoveva l’acqua per impedire che si riformasse la banchisa ghiacciata. “E’ un po’ la metafora di quel che ci sta accadendo-ha detto Luz- cerchiamo di impedire, per gli altri, che si riformino dei limiti alla liberta’ di  espressione”.

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