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Chi ha paura delle radio umbre?

 

Il 23/12 u.s., nella migliore tradizione italiana di decreti e leggi “ad usum delfinii”, l’AGCOM, con l’incipit “dopo il successo della sperimentazione in Trentino Alto Adige”, che, visti i risultati NON tecnici (Lo standard radio DAB2 si sapeva che funzionava!!! E dove sono i dati di ascolto e/o acquisto apparecchi radiofonici in standard DAB2?), suonava piuttosto simile a  “….dopo i successi nelle lontane Americhe”, dell’imbonitore del teatro di quart’ordine di provincia, per promuovere la soubrette che ormai troppi anni e troppa cellulite sulle gambe appesantiscono.

Tanto per essere più espliciti, il decreto precedentemente citato, dell’AGCOM, acui evidentemente non è bastato il disastro del regolamento sul diritto d’autore che è stato deferito alla corte costituzionale, ha pensato bene di fare un disatro nel sistema radiofonico umbro delle radio private locali.

Il decreto impone di manifestare entro il 23/2/2015, la volontà di partecipare ad una sperimentazione del sistema digitale radiofonico DAB2, del tutto volontariamente, attraverso la creazione di consorzi per la gestione del sistema. Peccato però che all’atto del passaggio poi, definitivo, al DAB2 (vedi anche DGTV, digitale terrestre per la televisione), se non hai partecipato alla sperimentazione, ti verranno revocate le frequenze. La cosa è scoppiata come una bomba tra gli editori radiofonici umbri, suscitando, eufemisticamente, forti contrarietà. Tutto qui? I soliti imprenditori italiani contrari all’innovazione e che cercano le rendite di posizione?

No. Il costo di adesione alla sperimentazione, tutto incluso, si aggirerà intorno ai 150.000€ per radio locale, in un momento in cui un crisi strutturale come quella che stiamo affrontando in Europa, taglia per primi i costi della pubblicità, ed anche quelli della pubblicità radiofonica umbra sono in picchiata vertiginosa, il risultato potrebbe essere drammatico e definitivo. Da fonti ben informate, sappiamo che le radio locali umbre pur di continuare a dare il loro servizio, hanno persino abbassato le potenze di emissione dei trasmettitori, onde risparmiare su una voce importante di bilancio, che è l’energia elettrica.

La domanda da farsi è, se era necessario farlo adesso e, dietrologicamente, questo siluro, di fatto, alla libera impresa, oltrechè, gravissimo, alla libera informazione (Ciao, radiogiornali locali!), “qui prodest”?

Certo guardandosi in giro, l’unica azienda che sta facendo acquisizioni in campo TLC, è il gruppo mediaset, con una sfrenata acquisizioni di aziende proprietarie di postazioni ripetitori radio/tv (…..ma anche per telefonia mobile e wifi), attraverso Itower, azienda partecipata, e l’acquisizione di Wind. Poi a passare all’acquisizione di frequenze radiofoniche svendute, è un attimo. “A pensar male si fa peccato, ma certe volte ci si azzecca!” (cit.)

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