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Riforma Rai: Renzi eviti l’effetto ‘mucca Carolina’       

 

Renzi è intenzionato ad intervenire sulla tv di Stato: “Per tre mesi mi occuperò di Rai per non farlo nei tre anni successivi”. L’opinione pubblica è rimasta indifferente. Rendere l’azienda, che è la più importante produttrice culturale del paese, protetta dal potere politico, per avere un’informazione indipendente e nomine non dettate dalla appartenenza ma dalla competenza, significherebbe smettere di manipolare il cervello dei cittadini. Non sarebbe cosa di poco conto, visto il ventennio trascorso. Attenzione a non partire con il solito sterile dibattito su come dovrebbe essere la tv servizio pubblico. Con Catricalà al ministero dello Sviluppo (governo Letta) il tema era se la Rai dovesse continuare ad essere l’unica azienda, nell’era del digitale, a rappresentare il servizio pubblico: l’obiettivo era la spartizione di una fetta del canone con le altre tv. L’opinione pubblica, presa dalla crisi, non ha battuto ciglio, ma anche a causa di anni di linciaggio della Rai da parte del centro destra, in particolare della Lega che bruciava pubblicamente i bollettini di pagamento del canone e contemporaneamente occupava Rai 2 e il Centro di produzione di Milano. Con Giacomelli al posto di Catricalà il ruolo centrale dell’azienda non è messo in discussione. Renzi, frequentando molto i programmi tv, si è chiesto se il servizio pubblico garantisce: imparzialità e completezza dell’informazione, e se tutela le varie componenti sociali del paese, in particolare delle minoranze? Questa è la prima domanda che si dovrebbe porre il legislatore prima di intervenire sulla legge di sistema e sulla governance della Rai, perché una radio e una tv indipendenti e di qualità, contribuiscono alla diffusione di principi culturali fondamentali per la democrazia. La tv commerciale, che ha un padrone, questo non lo può assicurare. La Rai, con il suo patrimonio di teche, 14 canali, 2300 torri, 4 Centri di produzione, 20 sedi regionali, personale super qualificato in tutti i settori, ha il dovere di offrire adeguati strumenti educativi ai cittadini e far sì che i suoi programmi siano di apprendimento per tutti. Purtroppo il dibattito che investe il servizio pubblico è solo di carattere finanziario: effetto mucca Carolina, cioè da mungere. Col digitale la tecnologia ha rivoluzionato, non solo i sistemi di comunicazione, ma la stessa fruizione della tv. Il dibattito investe sempre più la confezione e sempre meno il contenuto. Un esempio: secondo Renzi la Rai dovrebbe contribuire ad aiutare il cambio della didattica nelle scuole portato dalla riforma Giannini, ma il premier si è chiesto se azienda ha il know how per farlo?

Fonte: “Il Fatto Quotidiano”

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