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Le lenticchie del Pd e le verità di PL Bersani

 

Il piatto di lenticchie: Matteo Orfini

In una memorabile intervista sul Corriere della sera di domenica 16 novembre, il presidente del Partito Democratico Matteo Orfini si permette il lusso di pontificare sulle scelte renziane del Pd e bacchetta Pierluigi Bersani per il suo intervento di sabato alla riunione milanese della corrente Area Riformista. In realtà, le critiche di Orfini a Bersani si concentrano su un segmento divertente del pur complesso intervento dell’ex segretario, quel segmento che molta stampa ha riportato in questo modo: se il mercoledì dell’incontro al Nazareno tra Renzi e Berlusconi, mentre la Borsa milanese calava vistosamente, e Mediaset cresceva del 6%, allora meglio sarebbe allargare questi incontri a tutte le imprese. Apriti cielo! Non l’avesse mai fatta, questa battuta, PL Bersani. Ecco che i fulmini del Nazareno si scagliano contro il malcapitato ex segretario. Orfini non si lascia sfuggire “la battuta” e sul Corsera impietosamente infierisce così su Bersani (immaginate un maestro con la bacchetta): “Mediaset? Sono argomenti che lascerei a quella parte della sinistra italiana che in questi anni ha vissuto dell’ossessione berlusconiana, finendo per diventare subalterna”.  Dunque, risollevare, anche in modo paradossale, come ha fatto Bersani, la vexata quaestio del conflitto d’interessi dell’ex cavaliere proverebbe una certa “subalternità”. E a chi? Capiamo che ormai Orfini abbia ceduto la sua autonoma elaborazione politica per il piatto di lenticchie della presidenza del partito, ma accusare Bersani di subalternità non si sa bene a chi e a cosa, fa venire in mente il detto popolare del bue che si rivolge all’asino chiamandolo “cornuto”. Se avesse ascoltato l’intero intervento di Bersani, il presidente del Pd forse sarebbe stato più cauto. Anche perché in fatto di subalternità, sembra proprio che non possa dare lezioni a nessuno. Non ancora contento di bacchettare Bersani, Orfini si spinge fino a sostenere che il Jobs Act sia diventata una buona legge; poi, ancora più “subalterno” esalta la legge elettorale uscita dall’ultimo incontro al Nazareno, e pare di capire che il premio alla lista con le preferenze finte lo consideri un “grande risultato”, quando invece è un insulto alle intelligenze, e alla Costituzione; e infine, sempre più “subalterno” sostiene di non capire i sindacati “quando parlano di politiche di destra” a proposito delle controriforme renziane sul lavoro. Tempo fa, Orfini si sottrasse alla domanda se avesse partecipato alla Leopolda o alla manifestazione della Cgil in Piazza san Giovanni, parlando di un viaggio in Cina. Oggi sappiamo dal Corriere della Sera, che certamente avrebbe scelto la Leopolda. Per un piatto di lenticchie.

Le verità sulle politiche del Pd: Pierluigi Bersani

Fare una sintesi dell’importante e denso intervento di Bersani non è semplice. E l’area riformista farebbe bene a considerarlo, a farne oggetto di dibattito pubblico, a diffonderlo con qualunque mezzo, al di là della caricatura che ne hanno fatto i titoli dei giornali. Bersani ha rimesso al centro del tavolo la Politica, finalmente (ma si sa, la fatica della riflessione e del pensiero spesso non viene colta dai titolisti). L’analisi di Bersani è stata impietosa, perché autentica e vera.  La prima grande e dirimente questione – argomenta Bersani – è quale giudizio si dà di Renzi e del renzismo. L’ex segretario è netto: sono la “riduzione della politica a comunicazione”, con evidenti rischi di ricadute nel populismo demagogico e autoritario. L’accusa, come si vede, è pesantissima. E nasce dalla constatazione che Renzi si serve di coppie di opposti paradossali: “non si può dipingere chi dissente come un troglodita, mentre chi è moderno e nuovo ha sempre ragione”, ha tuonato Bersani, con molta verità. Questo giudizio di Renzi sul dissenso è il velo dietro il quale si nasconde la difficoltà di capire il Paese, argomenta ancora l’ex segretario. “Noi vogliamo riforme ancora più profonde”, dice Bersani, “ed è una pessima caricatura rappresentarci come conservatori o artefici della palude”. E non solo. Bersani argomenta un giudizio molto duro sulla “scissione silenziosa” nel Pd e sull’abbandono dei cosiddetti “corpi intermedi” scelto dal segretario-premier. La deriva populista e autoritaria dell’ideologia renziana sollevata dall’ex segretario Pd trova una motivazione di fondo proprio su questo punto: l’importanza della “mediazione politica”. Il senso della politica è la costruzione di una comunità che esalti il ruolo e la funzione di tutte le soggettività, e che tuttavia compone i conflitti attraverso mediazioni successive. È un’argomentazione decisamente agli antipodi dell’ideologia renziana. Ci si chiede, dunque, dopo un discorso così impegnativo, perché mai Bersani si ostini a rimanere dentro quel partito, che dunque ha subito una fortissima mutazione, antropologica oltreché politica.

Il piatto di lenticchie: Speranza e Damiano

Il capogruppo Pd alla Camera, Roberto Speranza, e il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, si sono indignati per una battuta sfuggita dal seno di Landini durante la grande manifestazione della Fiom in piazza Duomo a Milano. Cosa aveva detto Landini? Che non bastano minuscoli ritocchi alla riforma della riforma dell’articolo 18 per salvare una legge come il Jobs Act, se non per garantire ad alcuni la permanenza in Parlamento. Dunque, la logica è quella del piatto di lenticchie che alcuni esponenti della sinistra Pd pare abbiano preferito ad una battaglia sacrosanta in nome dei diritti del lavoro. Apriti cielo! Speranza e Damiano indignati. Esigono rispetto, perché, dicono, loro sono rispettosi. Bene, ammettiamo pure che Landini abbia superato i limiti del bon ton, non pare che la sostanza dell’atteggiamento parlamentare dei nostri eroici deputati sia particolarmente cambiata, anche perché quei minuscoli aggiustamenti piacciono pure a Sacconi e a Ichino (e non è un grande risultato, diciamolo). Al solito, invece di replicare nel merito alle critiche della Fiom e di tutta la Cgil, si preferisce tacere e indignarsi per una battuta. Per un piatto di lenticchie?

Da jobsnews.it

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