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Costanza, perseveranza, tenacia. Ecco La radio

 

Tante volte mi è capitato di dire e scrivere che la radio è il mezzo più generoso con la cultura. Lo penso sinceramente. Lo è anche con le periferie del mondo, con la marginalità, con gli esclusi, con i non raccontati, con gli oscurati? Non ho la stessa presunzione della prima affermazione. So bene che ci sono riviste e siti che fanno un lavoro generoso e attento, e so anche che la televisione riesce ad avere una forza e una capacità di denuncia uniche. Quando vuole, quando può.

La radio, è inutile negarlo, non ha la stessa forza e la stessa capacità di influenza. E tuttavia mi pare abbia – più della tv – caratteristiche importantissime: costanza, perseveranza, tenacia. Che significa? Che la radio – anche per la sua natura – tende a dedicare alle periferie del mondo spazi fissi, approfondimenti periodici, trasmissioni lunghe, che spesso vanno in onda da anni, che non sono soggette alla discrezionalità e alle incertezze dell’evento, della crisi internazionale, delle disponibilità economiche, del dato d’ascolto.

Ovviamente anche noi, anche la radio è stata colpita dalla crisi economica e dalla rivoluzione digitale, che ha significato che meno di ieri si può andare nei luoghi, si può vedere coi propri occhi e raccontare, si possono dedicare giorni, settimane a un tema, a visitare un luogo, a parlare con le persone. E tuttavia – anche qui: per la natura del mezzo – il nostro racconto non  ha bisogno di immagini, spesso basta un telefono, un piccolo registratore, un po’ di buona volontà e fantasia. E quindi se lo spazio c’è, se il palinsesto non cede, se la trasmissione resiste, se si decide che occorre occuparsi di chi non ha voce, siamo ancora in grado di farlo.

E allora credo utile fornire una mappa – incompleta, parziale, soggettiva – di questo nostro mondo, indicando trasmissioni, rubriche, spazi all’interno di contenitori.Cominciando da RadioRai, che dovrebbe davvero avere come bussola uno dei fari di Articolo 21: il pluralismo sociale. Radio1 come canale di informazione è percorsa tutto il giorno da notizie e approfondimenti, e mi azzardo a dire che una percentuale sensibile di quel flusso è dedicata ai mondi che pochi altri raccontano. Qualcuno ricorderà una trasmissione degli anni duemila, Pianeta dimenticato, il cui titolo è sufficiente a spiegare i contenuti. Oggi c’è Voci del mattino, che ha grande attenzione per gli esteri, per le crisi dimenticate, per l’Africa. E Voci dal mondo, più istituzionale ma non solo istituzionale.

Radio Anch’io, Inviato Speciale, e ancora di più la radio ne parla e Restate scomodi cercano storie, parlano di sociale, cercano l’interazione con ascoltatori di tutti i luoghi, di tutti i mondi, ospitano gli sguardi più diversi. E qui il crinale è sottile, e sta alla nostra serietà e capacità non precipitare. Mi riferisco alla trasformazione di vite, storie, vicende in exempla, casi, piccoli spettacoli. Vanno citate anche le trasmissioni religiose, L’ora di religione, Dialogo con l’Islam, che anche grazie alla spinta del magistero bergogliano sono sempre più attente ai mondi senza parola. Anche alcune trasmissioni storiche di Radio2 hanno lo stesso approccio, ma qui mi preme segnalare in particolare l’attenzione che Caterpillar e Massimo Cirri hanno dedicato alla salute mentale e alle radio della salute mentale.

Lungo sarebbe l’elenco per radio3. Le trasmissioni di radio3mondo, anzitutto. Quotidiane, lunghe, curiose, originali. Dalla rassegna stampa della 6.50 all’appuntamento delle 11, nel quale davvero si ascoltano voci – spesso in studio – provenienti da tutti i luoghi del globo, da periferie che solo lì prendono la parola. E all’interno di Radio3mondo il giovedi alle 11.40 va in onda Interferenze, Andrea Borgnino va a caccia delle radio del mondo e racconta i luoghi, le guerre, le crisi attraverso quello che trasmettono le radio locali. Penso alle radio della Sierra Leone durante la tremenda epidemia dell’ebola. Anche Tre soldi, il ciclo serale di audiodocumentari, ospita molto spesso le storie e le voci di chi sui media mainstream non trova alcuno spazio.

Quell’approccio internazionale che attraversa spesso radioRai è quasi consustanziale a Radio Vaticana, luogo dove il mondo, i mondi, vengono raccontati, prendono la parola.
E vanno assolutamente ascoltate le produzioni di Amisnet in radio. Sul sito di Amisnet si trova un elenco delle radio che le trasmettono, penso in particolare a un programma come Passpartù. Anche Radio popolare e Radio24 hanno pagine esteri sensibili e programmi che vanno seguiti, qui mi preme ricordare almeno Alaska di Marina Petrillo e Nessun luogo è lontano, trasmissione pomeridiana estiva di Giampaolo Musumeci.

E non scordiamo che diverse radio locali – che perdoneranno la mia approssimazione – fanno un lavoro prezioso nel dare la voce, nel raccontare le nostre periferie, le nostre esclusioni, le nostre marginalità, le nostre infelicità.
Cosa significa resistere alla radio? Conservare come dicevo sopra costanza, perseveranza, tenacia. E aggiungerci un po’ di coraggio.

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