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“La fabbrica degli scandali”

 

C’è un settore in Italia che non conosce crisi. Dal dopoguerra in poi, anzi ancora prima, dall’Unità d’Italia ai giorni nostri: la fabbrica degli scandali. E’ un intreccio perverso tra politica e finanza che ha prodotto malaffare, corruzione, stragi,  ha rovesciato governi e nominato vertici delle istituzioni e dei servizi segreti. Italia, La fabbrica degli scandali è il libro di Antonella Beccaria e Gigi Marcucci, New Compton editori. E’ un viaggio storico che ripercorre  una strada dritta e con poche deviazioni. Si fa tappa  nei pressi della P2,   si osservano le opere pubbliche e si rimane attoniti davanti ai recenti disastri ambientali. Una citazione tra le altre di Albert Einstein: – Il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare- e l’introduzione che ci mostra quanto sia grande questo disastro e quanto omertoso lo sguardo di chi non vede. L’evasione fiscale annualmente stimata è di circa 180 miliardi di euro, l’equivalente di almeno una ventina di finanziarie, i danni provocati dalla  corruzione si aggirano intorno alla cifra record di 120 miliardi, di cui ne vengono recuperati ogni anno solo 293 milioni anche perché tra il 2005 e il 2010 un caso su dieci è andato in prescrizione. E’ la spending review di cui nessuno parla.

La corruzione è parte integrante del sistema di potere–  mi dice Gigi Marcucci, giornalista o ex giornalista dell’Unità, non si sa cosa scrivere, in questo periodo in cassa integrazione. Ha lavorato come cronista giudiziario, memoria vivente dello stragismo italiano, in particolare Italicus e  2 Agosto stazione di Bologna. . – Un esempio fra i tanti: negli anni 70 durante lo scandalo petroli c’erano lobby che stabilirono un prezziario delle leggi per favorire i petrolieri. Tutto questo era assolutamente normale. I partiti dovevano finanziarsi e l’economia doveva far fronte alle difficoltà dei mercati. Questo rapporto di scambio tra politica e finanza si è trascinato dallo Stato Unitario fino ai giorni nostri. Oggi il livello di corruzione ha cambiato pelle, si è organizzato e strutturato. Esistono poteri occulti ancora molto forti. Dopo la P2, c’e stata la P3 e la P4 e in fondo la situazione non è cambiata. Resta la constatazione che il problema non è al centro dell’agenda politica e resta tremendamente difficile fare una legge sul falso in bilancio, vero e proprio serbatoio del sistema tangentizio-.

Antonella Beccaria, giornalista e scrittrice, fa parte di IRPI (Investigative Reporting  Project Italy), autrice tra l’altro nel 2013 del libro I segreti della Massoneria in Italia. – La recente alluvione a Genova, ancor prima in provincia di Alessandria, ma addirittura nel Polesine nel 1951, ci dicono che questi disastri sono legati non tanto e non solo a cambiamenti climatici o a ritardi burocratici, ma la causa principale è la speculazione edilizia. Dagli anni ‘50 in poi il saccheggio  del territorio ha alimentato gruppi imprenditoriali e i loro referenti politici. I meccanismi sono immutabili: cementificazione selvaggia in un ambiente che non è più in grado di sopportare i cambiamenti climatici -.

Qualcosa oggi si sta muovendo, penso all’inchiesta sull’ Expo di Milano o quella sul Mose di Venezia. Segnali di fumo o inversione di una tendenza storica?

– Segnali deboli e contradditori, risponde Gigi Marcucci. Questa paese ha una storia di grandi denunce di quello che stava per accadere e penso a Don Sturzo, Ernesto Rossi, Enrico Berlinguer. Uomini tutti archiviati o rimasti in minoranza. Ci vorrebbe una rivolta morale, ma ancora oggi chi denuncia spesso viene definito “un gufo” , si parla di “benaltrismo”. Non si considera che non c’è solo un aspetto morale, ma una ricaduta economica enorme sulla vita quotidiana di tutti noi-

– La parola brutta si chiama assuefazione, incalza Antonella Beccaria. Quando esplode una caso trova nell’immediato rilievo sui giornali, poi però si passa immediatamente a qualcosa d’altro, manca la memoria storica-.

Italia La fabbrica degli scandali probabilmente non dispiacerebbe al maestro venerabile Licio Gelli che dall’altro dei suoi 97 anni potrebbe anche rallegrarsi del buon lavoro svolto. – Attenzione, precisa Gigi Marcucci, il suo è stato un ruolo essenziale nella mutazione genetica della Repubblica, ma che non avrebbe potuto assolvere da solo o con un clan di pochi affiliati. Non si possono nominare i vertici dei servizi segreti e dei servizi militari senza un accordo con chi governa-.

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