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Per Vanessa, Greta e padre Dal’Oglio corsa contro il tempo. Serve chiave di svolta in Siria per soluzione sequestri 

 

Sono passate più di tre settimane da quando Vanessa e Greta, in Siria per portare aiuti umanitari, sono state rapite da un gruppo armato di cui non è ancora chiara l’identità. Al momento la Farnesina ritiene si tratti di ribelli del fronte anti – Assad ma non si esclude che possano essere cedute a un gruppo più organizzato, il temuto Isis. 
Il timore che possano finire nelle mani dei feroci jiadhisti, registi e autori dell’aberrante uccisione del giornalista americano James Folley, ha reso ancora più frenetica l’azione di chi sta cercando di aprire canali per negoziare il rilascio delle due giovani.
Vanessa Marzullo, 21 anni di Brembate, e Greta Ramelli, 20 anni di Gavirate, secondo alcuni testimoni nella notte del 1* agosto sono state caricate su un furgone da una decina di miliziani che hanno fatto irruzione verso le 4 del mattino nell’appartamento in cui soggiornavano vicino a Idlib, nella periferia di Aleppo.
Le cooperanti erano arrivate nella cittadina siriana tre giorni prima ed erano state 
ricevute, o portate, dal capo del Consiglio rivoluzionario della zona.
Finora non è stata avanzata né una richiesta di riscatto né sono arrivate rivendicazioni di alcun tipo. 
Le due ventenni erano in Siria per portare a termine la fase operativa del,progetto Horryaty,  che prevedeva la distribuzione di kit di pronto soccorso e di pacchi alimentari nell’area di confine e la formazione di giovani ai quali dovevano fornire le nozioni infermieristiche di base per praticare interventi di pronto soccorso in caso di ferite non gravi.
Vanessa e Greta volevano aiutare chi non ha più speranza. Sapevano che in molte realtà
dell’entroterra siriano non esiste un corridoio umanitario e le organizzazioni non governative non riescono neanche ad avvicinarsi per garantire il minimo dell’assistenza e far arrivare viveri e acqua. Per loro, come per molti di noi, era inaccettabile restare inermi mentre migliaia di bambini e persone deboli erano destinati a soccombere, lentamente. 
Proprio questo ha spinto le giovani lombarde a impegnarsi a racimolare quanto più possibile per dare il proprio contributo alla popolazione sofferente della Siria. 
Stesse motivazioni condivise da un altro nostro connazionale, di cui è giusto ricordare la sorte. che è nelle mani di gruppi estremisti da oltre un anno, padre Paolo Dall’Oglio.
Anche per lui, nonostante i rischi, prevaleva su tutto il grande amore per i siriani. Si era esposto molto per loro e Damasco lo aveva espulso per le sue posizioni anti-regime. 
Poco prima di essere rapito aveva dichiarato che era disposto ‘a stare in silenzio’ per poter restare nel Paese. Pur di non abbandonare la sua missione aveva affermato che i suoi ‘doveri ecclesiali erano più importanti della partecipazione alla discussione politica’ e che la Siria era per lui il luogo del suo apostolato, la sua patria di elezione.
Padre Paolo aveva così attratto su di sé le attenzioni dei lealisti, prima, e dei ribelli qaedisti, dopo, che secondo quanto sappiamo al momento sono i responsabili del suo rapimento. 
Nonostante la Coalizione che si contrappone ad Assad avesse chiesto ai consigli locali di Raqqa, città nelle mani dell’insurrezione dove era stato visto l’ultima volta il 27 luglio del 2013, di fare “ogni possibile passo per il sicuro ritorno a casa di Dall’Oglio”, nulla si era mosso.
Stessa storia per cercare di giungere alla liberazione di Vanesa e Greta. Ma anche in questo caso nessun risultato.
L’unica possibilità di salvezza per i nostri connazionali è una svolta ‘vera’ nei contatti: avere in mano una moneta di scambio che permetta ai nostri Servizi, già impegnati da tempo nelle trattative, di acquisire forza nei confronti dei sequestratori.
Ciò che tutti noi possiamo auspicare è che l’intelligente italiana, che tanto ben ha operato ottenendo la liberazione di un altro italiano rapito e poi liberato in Siria, il nostro collega Domenico Quirico, trovi al più presto la chiave di volta per arrivare a una positiva conclusione dei sequestri. L’impressione, che purtroppo diventa sempre più pressante, è che per padre Dall’Oglio, Vanessa e Greta non ci sia più molto tempo.

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