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Le mafie crescono e il PIL va giù

 

Poco più di una settimana fa mi accadde di scrivere che, dai rapporti pervenuti da varie regioni della penisola nella capitale verso il comando centrale della Direzione Nazionale Antimafia, una cosa risultava con chiarezza: i crimini risultavano in crescita nel bel Paese e questo era il solo dato indiscutibile tra i tanti affluiti a Roma negli ultimi mesi. E, senza dubbio alcuno (confermando, peraltro, la leadership su Cosa Nostra di Matteo Messina Denaro) si profilava ancora una volta un’attività particolarmente robusta da parte dell’associazione mafiosa calabrese, meglio conosciuta come ‘Ndrangheta che facendo entrare la cocaina, proveniente dalla Colombia e in genere dall’America centro meridionale, attraverso il porto di Gioia Tauro aveva mostrato una spiccata capacità di penetrazione negli enti locali calabresi e, da lì, si inerpicava lungo lo stivale istaurando traffici molto fruttuosi in Lazio, Toscana, buona parte delle province in Emilia-Romagna, Liguria e basso Piemonte. Sempre dall’intensa attività della DIA emerge con chiarezza il forte traffico di stupefacenti tra Italia e Stati Uniti e l’arresto di Roberto Pannunzi chiamato il “Pablo Escobar italiano”, come il collegamento sempre stabile tra i produttori boliviani di Coca Nostra, legata a sua volta alla cosca dei Macrì di Siderno. L’altro collegamento importante per la Ndrangheta è quello stabilito con il Nord America e il clan dei Rizzuto, la Colombia e il Centro-America. Ora, verrebbe da dire finalmente, si sta cercando da parte dei centri di lotta alle associazioni mafiose di attuare il Quadro Finanziario 2014-2020 che si ispira alla concezione che ebbe il giudice Giovanni Falcone nella lotta alle mafie. Ma, a quanto pare, ed è una conside razione che, a questo punto, dobbiamo pur avanzare, è molto più facile per le associazioni del crimine che per le magistrature e le forze dell’ordine coordinare in maniera efficace i loro piani e i mezzi a loro disposizione.
E questo avviene proprio ora che i mezzi di comunicazione non solo italiani insistono a ragione sulla difficoltà per chi ci governa di superare la grave crisi economica che dal 2007 è intervenuta e consentire soprattutto ai ceti sociali in maggiore difficoltà di ritornare a una condizione almeno di decente sopravvivenza per le giovani come per le più anziane generazioni. La connessione tra il rispetto delle regole legislative, la sanità delle attività economiche praticate e il progresso economico e civile del Paese è così evidente che basta enunciare il problema per esserne una volta di più persuasi.

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