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Dopo l’Unità, Europa: i due quotidiani di riferimento del Pd verso la chiusura

 
L’Unità a luglio ed Europa a settembre: i due quotidiani “di riferimento” del Pd verso la chiusura. Ma i giornalisti non demordono e chiedono piani editoriali seri.
Dopo l’Unità tocca ad Europa. I due quotidiani “di riferimento” del Pd verso la chiusura. Le due società editoriali, la Nie e Dlm Europa, annunciano la sospensione delle pubblicazioni. Le attestazioni di solidarietà alle redazioni, gli apprezzamenti sui due giornali e gli impegni a trovare “soluzioni stabili” da parte del Partito democratico, per ora non sembrano produrre niente di concreto.

Com’è noto, la società editrice del giornale fondato da Antonio Gramsci, di cui fa parte – incredibilmente – anche un esponente di Forza Italia, è stata messa in liquidazione e i liquidatori hanno detto ai giornalisti che se non si trova una soluzione alternativa entro luglio l’Unità è destinata alla chiusura.

Per Europa, invece, la società editoriale ha annunciato la sospensione delle pubblicazioni per la fine di settembre.

Il Cdr sulla chiusura di Europa.
Su quest’ultima vicenda, il Comitato di redazione ha diffuso la seguente nota: “L’assemblea dei redattori di Europa giudica irricevibili le comunicazioni della società editrice che ha disposto di avviare le azioni necessarie per la chiusura delle pubblicazioni della testata per la fine di settembre.

Il Cdr si batterà in tutte le sedi per garantire l’uscita del giornale oltre quella data

L’assemblea dei redattori di Europa giudica irricevibili le comunicazioni della società editrice che, a seguito del recente Consiglio di amministrazione, ha disposto di avviare le azioni necessarie per la chiusura delle pubblicazioni della testata per la fine di settembre, qualora entro quella data non intervengano fattori nuovi in grado di rendere sostenibili i conti. La data del 30 settembre, peraltro già indicata pubblicamente, è considerata dal Cda come il termine ultimo per trovare una soluzione che consenta il rilancio della testata, nonostante la società editrice Dlm Europa non sia gravata in alcun modo da debiti e, soprattutto, abbia attivato un regime di solidarietà conservativa per i giornalisti il cui numero si è già ridotto.

L’assemblea dei redattori di Europa ritiene inspiegabile la decisione di avviare le pratiche per la chiusura, non solo al netto della sostenibilità dei conti ancora in essere e dell’assenza di debiti pregressi gravanti sulla testata, ma anche a seguito delle rassicurazioni fornite pubblicamente da esponenti di vertice del Partito democratico che hanno espresso apprezzamento per la qualità del prodotto editoriale e per lo sviluppo online dove, nel corso del 2013 e nella prima parte del 2014, si è registrato un incremento del 300%.Un risultato tanto più importante perché in controtendenza rispetto ad altre realtà informative online.

Tuttavia, l’assemblea dei giornalisti esprime più di un timore perché, al di là dei riconoscimenti arrivati anche in sedi ufficiali, non si sia ancora dato seguito all’impegno espresso a più riprese di accompagnare finanziariamente Europa in un percorso di rilancio che consenta il proseguimento delle pubblicazioni. Tanto più che sono al vaglio progetti editoriali per consolidare una maggiore presenza della testata sul web, anche alla luce dei buoni risultati fin qui conseguiti che mostrano l’esistenza di una richiesta forte dei contenuti che Europa è in grado di offrire.

Per tutte queste ragioni, il Comitato di Redazione si batterà in tutte le sedi, politiche e sindacali, perché si garantisca l’uscita del giornale oltre il 30 settembre, condizione essenziale per assicurare il suo rilancio”.

Il Cdr de l’Unità: serve un piano editoriale.
I giornalisti de l’Unità, che nei giorni scorsi si erano rivolti con un videomessaggio al premier Matteo Renzi chiedendo il salvataggio della testata, continuano la loro battaglia e chiedono un piano industriale ed editoriale credibile per il rilancio del giornale.

Al riguardo, il Cdr riporta, tra virgolette, le parole del tesoriere del Pd, che ha detto:

«Siamo rimasti toccati dall’appello dei lavoratori de l’Unità e non rimaniamo indifferenti di fronte alla situazione esistente. Siamo consapevoli del valore storico della testata e abbiamo a cuore quanti, ogni giorno, a dispetto delle difficoltà esistenti, garantiscono con la massima professionalità un importante servizio per l’informazione italiana… ».

“Non bastano le parole”.
“Apprezziamo queste parole del tesoriere del Partito democratico Francesco Bonifazi – commenta il Cdr – riferite a una redazione che da sola, senza tutele né stipendi, garantisce la presenza in edicola del giornale. Così come da soli i giornalisti de l’Unità hanno difeso la testata fondata da Antonio Gramsci dalle avances della Santanchè.

Continueremo a dirlo con ostinazione: il giornale si deve salvare oggi con un piano industriale ed editoriale solido, che rispetti la storia de l’Unità, la comunità dei suoi lettori, e che salvaguardi l’occupazione. Non è più tempo di parole”.

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