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Rai: Margiotta (Pd), “più lotta all’evasione del canone”

 

Abbiamo incontrato il Senatore Pd Salvatore Margiotta (nella foto) che è stato relatore del parere espresso dalla Commissione di Vigilanza sul contratto di Servizio 2013 – 2015. Convinti che si debba affrontare il tema del futuro del servizio pubblico in una prospettiva strategica, abbiamo posto al senatore Margiotta una serie di domande che investono direttamente il rinnovo della Concessione nel 2016. Nei prossimi giorni pubblicheremo l’intervista integrale; per ora ci limitiamo ad anticipare alcune questioni legate alla contingenza politica, in particolare alle reazioni suscitate dal decreto-legge che impone alla Rai un prelievo forzoso di 150 milioni di euro.

Senatore Margiotta, lei ha presentato poche ore fa un emendamento all’articolo 21 del decreto-legge sull’Irpef che prevede un prelievo forzoso dal canone Rai di 150 milioni di euro, un decreto che ha riportato nuovamente il servizio pubblico al centro del dibattito politico, anche grazie all’assemblea convocata dal sindacato dei giornalisti Rai (Usigrai) fermamente contrario a questa misura. E’ un emendamento che fa leva sul recupero dell’evasione. Ce ne può parlare?
Trovo che sia doveroso – come hanno peraltro ribadito il viceministro all’economia Morando in Commissione di Vigilanza e, con maggiore fermezza – il presidente Renzi a Ballarò, che tutti partecipino allo sforzo di rimettere i conti a posto e di consentire a chi è meno abbiente di avere qualcosa in più. Pertanto, ritengo che sia giusto che anche la Rai si associ a questo sforzo sebbene si tratti, a metà anno, di un sacrificio non da poco. Con il mio emendamento si vuol dire al governo “invece di chiedere questi soldi alla Rai si intensifichi la lotta all’evasione in modo che il 50% delle entrate in più (potenzialmente, oltre 500 milioni) resti alla Rai e il resto sia impiegato per contribuire alla copertura degli 80 euro per le famiglie a basso reddito”.
Questo emendamento ha lo scopo di tenere aperto il dibattito e il confronto politico sia in commissione che in aula: se raggiunge questo fine sono anche pronto a ritirarlo.

Quale ritiene che sia il modo migliore per arginare l’evasione del canone?
Per combattere l’evasione si sono avanzate diverse proposte come quella di abbinare il canone alla bolletta della luce o alla proprietà dell’abitazione, proposte che presentano tuttavia delle criticità. Credo, invece, che sia da prendere in considerazione l’idea che mi  ha appena esposto Morando al telefono. E’ un’idea semplice, buona come tutte le idee semplici: inserire nella dichiarazione dei redditi la richiesta di confermare o meno di aver pagato il canone, e se si dispone di un televisore: una dichiarazione impegnativa che potrebbe favorire la lotta all’evasione.

Senatore, non sarebbe opportuno, in vista della scadenza del 2016, attuare una moratoria che impegni i partiti e il Governo a soprassedere alle ingerenze sulla Rai fino a quella data, impegnandosi piuttosto a dare vita a una vera consultazione pubblica che coinvolga non solo le istituzioni ma anche tutti le forme di rappresentanza dell’opinione pubblica?
E’ giustissimo! Anzi, direi che siamo costretti a farlo. In questo senso l’assemblea dell’Usigrai è stata utilissima, ha aperto una strada. Non a caso, ieri, in Commissione, il capogruppo del PD Peluffo ed io abbiamo proposto di affrontare la richiesta del “sacrificio” alla Rai Governo contestualmente alla riforma della Rai e al rinnovo della Concessione. Potremmo anche dire che, paradossalmente, questo decreto sia servito ad accelerare un dibattito politico ancora troppo pigro.

Senatore, non sarebbe tempo perso parlare di una nuova Concessione senza aver sgombrato prima il campo dai paletti  legislativi e organizzativi che ostacolano l’agibilità della Rai e la sua indipendenza?
Certamente. Dovremmo iniziare dalla riforma della governance e della legge Gasparri; per poi affrontare il tema della riorganizzazione della Rai, fino al rinnovo della Concessione. Beninteso – e mi auguro che su questo il PD non si divida – quando penso a un cambiamento della Rai, non penso affatto a un suo ridimensionamento. Tutt’altro: penso che debba essere più grande e più attrezzata a sostenere la difficile sfida di coniugare l’audience con la qualità dei programmi perché, ne sono convinto, il servizio pubblico è assolutamente necessario in questo paese. Né possiamo dimenticare che il principale competitor della Rai è un protagonista della vita del nostro paese…

….Il conflitto di interessi?
Esattamente: il conflitto d’interessi! Discutere di Rai facendo finta di ignorare che il proprietario di Mediaset è il leader del principale partito di opposizione, e che grazie al suo potere economico ha una forte ingerenza in molti gangli della vita pubblica italiana, sarebbe un grave errore.

Le vicende di questi ultimi giorni hanno purtroppo oscurato un fatto molto positivo. Mi riferisco alle provvidenziali modifiche apportate al Contratto di servizio grazie al suo lavoro di elaborazione e di mediazione. In particolare, a noi di Articolo 21 fa piacere pensare di aver contribuito, con le nostre argomentazioni, a migliorare il testo. Un vero peccato!
Sono sinceramente preoccupato per quello che sta accadendo in questi giorni. Per questo io ed alcuni colleghi abbiamo chiesto che si apra una discussione nel partito sulla riforma della Rai perché al di là delle polemiche delle ultime ore, a mia memoria, ricordo solo pochissimi precedenti di uno scontro così duro tra un Presidente del Consiglio e un giornalista della Rai. Ritengo, pertanto, che quanto sta accadendo meriti un approfondimento, una riflessione che fino ad ora non c’è stata anche perché Renzi è alla guida del Governo da troppo poco tempo. In ogni caso ritengo che il PD debba affrontare la questione della Rai ponendola in un contesto di più ampio respiro.
Penso ad esempio alla riorganizzazione delle testate giornalistiche. Quando si dice che la tripartizione per aree politiche è superata, si dice una cosa giusta. Quindi, beninteso, senza licenziare nessuno, si può pensare a un accorpamento delle testate che dia più efficienza all’informazione del servizio pubblico in modo che sia più ricca e l’offerta sia meno ripetitiva.

Purtroppo si fa confusione tra pluralismo e obiettività immaginando che dalla somma di tre tendenziosità possa venir fuori la completezza e l’obiettività dell’informazione.
Giustissimo! Sono pienamente d’accordo.

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