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Il messaggio del Capo dello Stato e il ruolo dei media

 

Al messaggio augurale del  Capo dello Stato, Giorgio Napolitano all’Italia e agli italiani può e deve corrispondere un augurio al presidente della Repubblica perché i suoi appelli e la sua capacità di attenzione e ascolto alle sofferenze e ai bisogno dei cittadini producano, sin dal nuovo anno, una responsabilità alta e nuova di tutta la politica. Non c’e’ settore  della vita sociale e del  lavoro da cui dipende la dignità delle persone e delle comunità che non avverta la necessità di  un esercizio dell’attività politica istituzionale e di quella che si sviluppa attraverso i soggetti sociali (quelli dell’imprenditoria, del sindacato, dell’associazionismo, del volontariato) come fatica sociale.
Per giornalisti e mondo dei media il discorso del Capo dello Stato e’ certamente tema di riflessione puntuale per una valutazione plurale della condizione del Paese attraverso l’esercizio leale di un’informazione corretta in un ambito di pluralismo riconosciuto e rispettato. In questo senso i giornalisti sono e devono sentirsi sempre più parte di quella fatica sociale, che deve tornare a essere essenza riconoscibile di tutti linguaggi pubblici, da quelli della politica, a quelli del lavoro e delle sofferenze. La stampa libera e pluralista, che faccia conoscere lo stato delle cose e sappia liberarsi dalle spinte delle diverse propagande e’ una funzione essenziale delle democrazie e, oggi, per il dialogo sociale, il rinnovamento e la saldezza delle istituzioni. Il lavoro dei giornalisti, nel loro complesso – con una riscoperta pubblica di quello delle frontiere, delle difficoltà e incertezze in materia di lavoro e sicurezza  – ha bisogno non solo di registrare i dati delle cronache negative ma di contare su azioni di rinnovamento alle quali lavorino  da oggi tutte le classi dirigenti (giornalisti compresi per la loro parte) badando – come osserva il Capo dello Stato – a un orizzonte più lungo delle carriere individuali, che non sono mai la priorità della vita civile comunitaria.”

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