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Rai e contratto di servizio. Articolo21, Eurovisioni e Fondazione Di Vittorio incontrano il Direttore Generale dell’EBU

 

Il 16 dicembre la Commissione di Vigilanza Rai audirà Ingrid Deltenre (nella foto),  Direttore Generale dell’EBU, l’organismo rappresentativo di 74 servizi pubblici di 56 paesi, compresi quelli africani e del Medio Oriente che si affacciano sul Mediterraneo. L’audizione verterà sul Contratto di servizio 2013 – 2015 attualmente al vaglio della Commissione che dovrà esprimere una valutazione sul testo approvato dalla Rai e dal Ministero dello Sviluppo Economico: un giudizio non vincolante dal punto di vista formale ma difficilmente eludibile per la valenza politica e istituzionale dell’organo di Vigilanza. Nella stessa giornata la Deltenre incontrerà i sindacati della comunicazione e una delegazione di Articolo 21, Eurovisioni e Fondazione Di Vittorio, le associazioni che hanno dato vita al concorso rivolto agli studenti di ogni ordine e grado con la finalità di riscrivere “la carta d’identità della Rai” in previsione del rinnovo della Concessione (maggio 2016).

Nel corso dell’incontro consegneremo al DG dell’EBU il bando del concorso che è in via di pubblicazione sul sito del Ministero dell’Istruzione e dell’Università, e i nomi degli autorevoli componenti la giuria – presieduta da Sergio Zavoli – che assegnerà il premio agli studenti che avranno definito nel modo migliore la mission che la Rai dovrà perseguire nei prossimi quindici anni.

La proposta di ascoltare il punto di vista dell’EBU su alcuni punti controversi del Contratto di servizio è stata avanzata da Articolo 21 il 12 ottobre scorso nel convegno di villa Medici che ha visto l’adesione di oltre venti associazioni culturali e sindacali del settore della comunicazione, del cinema e dello spettacolo. Le questioni più spinose del contratto riguardano due novità giudicate “sconvolgenti” dal professore Alessandro Pace – presidente dei costituzionalisti italiani e maggiore esperto del sistema di leggi che regola il servizio pubblico: a) identificare con un bollino la riconoscibilità dei programmi finanziati col canone per distinguerli da quelli “commerciali” (ma la Rai può trasmettere programmi commerciali??); b) considerare il 6 maggio 2016 non già la data del rinnovo della Concessione, bensì della scadenza, creando, in tal modo, le premesse per mettere a gara la concessione stessa consentendo alle emittenti commerciali e private di parteciparvi.

Il depennamento dei programmi di intrattenimento dagli obblighi del servizio pubblico (peraltro risalente al 1999) completa un quadro normativo propedeutico allo smantellamento della Rai. Distinguendo, infatti, il servizio pubblico per generi (educazione, informazione) e non per la natura (pubblica) dell’ente che lo eroga  (in tal caso, i programmi, a prescindere dai generi, sono tutti di servizio pubblico), si predispone il terreno per abolire l’esclusiva della concessione alla Rai, e per elargire frazioni del canone alle emittenti commerciali, assegnandogli quote di programmi di “servizio pubblico”.

I capigruppo in commissione del PD e di Sel hanno fatto propria la richiesta di audizione avanzata da Articolo 21, soprattutto dopo che era stata resa pubblica una lettera,  inviata dalla Deltenre alla Presidente della Rai Tarantola in  cui, tra l’altro, si faceva presente che l’offerta del servizio pubblico è una e indivisibile, e deve rimanere tale in ogni sua manifestazione. Pertanto, affermava la Deltenre, non è ammissibile, nei palinsesti della Rai, distinguere tra programmi commerciali e programmi di servizio pubblico. La lettera si concludeva con un forte accento di preoccupazione e con “l’augurio che la RAI e l’Italia non vadano in questa direzione, che costituirebbe un pericoloso precedente per l’essenza stessa del concetto di servizio pubblico europeo”.
Benvenuta signora Deltenre!

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