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Tutto il dolore del mondo

 

I compagni mi chiamano cicciona:dodicenne tenta il suicidio. E’ successo in provincia di Milano, la ragazzina aveva lasciato un messaggio ai genitori in cui dichiarava di essere stanca delle continue offese ricevute dai suoi compagni di classe, ha tentato il suicidio lanciandosi dal secondo piano della sua abitazione. Adesso è ricoverata e versa in gravi condizioni.

A 12 anni ero come lei e lo ero già da tempo, una ragazzina presa di mira per i suoi chili di troppo, schernita non solo dai suoi coetanei ma anche dagli adulti. Ho dovuto più volte alzare barriere contro le derisioni a cui venivo quotidianamente sottoposta, contro quelle parole che mi hanno provocato dolore, che mi hanno creato insicurezze, che hanno contribuito ad indebolire la mia psiche. Questo dolore me lo porto ancora dentro, nonostante le terapie e la frequentazione di un centro della Asl che si occupa di persone che soffrono di disturbi alimentari. Questo dolore probabilmente non sparirà mai, ma nel tempo per me è diventato la molla che mi ha fatto appassionare ai diritti umani, perché anche la diversità di peso è oggetto di discriminazioni, magari non scritte ma concrete e estenuanti. Ho più volte usato l’ironia  per denunciare le stupidaggini a cui sono sottoposte le persone in soprappeso, ma oggi no, non è possibile scherzare sul dramma di questa bambina. Sulla pagina di facebook dei Ciccioni contro la discriminazione riguardo questa vicenda qualcuno ha scritto: <<I continui scherni hanno portato questa ragazzina a saltare dalla finestra. “Non ce la faccio più” era la sua motivazione. Questo è il caso di una ragazzina debole, introversa e sensibile, che ha espresso il disagio di migliaia di bambini “somaro” o “cicciabomba” “chiattone” o “omino Michelin” in tutto il mondo.La società ha buttato dalla finestra questa bambina, la società che ci vuole tutti fit e pronti per la performance, tutti bravi, belli, magri e ricchi. La società che ci spinge a dare costantemente spallate ai nostri limiti, senza farci essere mai auto-indulgenti. La società che non ci insegna a riflettere sulle nostre difficoltà, ci insegna solo che se non siamo i migliori non siamo degni di vivere. E i genitori di quella bambina dov’erano? I genitori di quella creatura sola che ha deciso di porre fine alla sua vita? E i genitori di quei mostri crudeli dei suoi compagni di classe? … Chi ha spiegato a questi bambini più o meno sofferenti e crudeli che i cartelloni di Belen che vedono non sono la realtà e che non bisogna essere per forza così per vivere bene? Chi ha spiegato a questi bambini che non sono i voti né i chili, né nessun numero a misurare l’importanza di noi stessi? Che “tu sei più importante di questo numero”? (E’ la frase che c’è sulla bilancia dei centri anti-anoressia). Chi ha spiegato a questi bambini che l’amore non deve essere guadagnato con dei dati oggettivi che compiacciano la società, ma è un diritto di tutti, solo per il fatto di essere stati messi al mondo? La superficialità è la cifra distintiva di questo mondo, la superficialità che impedisce a un bambino di capire che se l’amichetto piange è ora di piantarla con lo scherzo idiota. Ma chi glielo spiega?>> Nel blog a cui s’ispira la pagina Paolo ha scritto: : “Ora questa ragazzina è in ospedale e per fortuna è fuori pericolo. Forse, adesso, gli adulti si accorgeranno del mondo che il loro odio per il diverso sta costruendo per i nostri bambini, odio assorbito e moltiplicato dai coetanei di questa bambina, tutti presi a rinforzare le proprie giovani identità replicando comportamenti genitoriali, pubblicità e anoressie mediatiche. Quanti bimbi ci sono passati? Quanti di loro, di noi, hanno pensato di farla finita? Quanti hanno vissuto anni di solitudine in questo mondo di odio?”

Molte persone si dicono pronte a non giudicare le differenze degli altri per etnia, provenienza o altro, ma quando la differenza riguarda il peso queste stesse persone spesso accusano “i ciccioni” di essere deboli, di non volersi abbastanza bene, di non voler trovare la forza di volontà per dimagrire, per fare sport  ecc. E’  indiscutibile che una sana alimentazione e la pratica di uno o più sport diano benefici fisici e mentali, ma le cause dell’obesità sono molteplici e non è certo con gli scherni che una persona è portata a dimagrire, sempre che lo desideri, perché anche la libertà dimensionale è un fatto privato che, come ogni sfera che riguarda l’intimo di una persona, andrebbe trattata con il massimo riguardo.

C’è da chiedersi quanto siamo condizionati dalle pance piatte delle pubblicità, dai modelli continuamente imposti dai media di donne dalle misure “perfette” (perché i messaggio di questo tipo si rivolgono in misura maggiore al sesso femminile) e quando siamo liberi di essere quello che siamo indipendentemente dal nostro peso. Per anni ho evitato il mare, mi sono privata del piacere di un bagno per paura di essere derisa, comprarmi un bikini e indossarlo, per quanto possa apparire un gesto stupido per molti, per me è stato un atto rivoluzionario. Alcune persone in soprappeso continuano ad evitare il mare e le piscine.

Il gesto di questa ragazzina dovrebbe farci riflettere anche su quanto facilmente ci lasciamo andare a battutine idiote verso chi ha un aspetto fuori dagli standard imposti, la lotta contro le discriminazioni deve sempre partire da noi stessi, altrimenti cosa insegniamo ai nostri figli? Noi non possiamo rappresentare il modello irreale, a cui viene spesso tolta artificialmente ogni “imperfezione”, noi siamo umani, o almeno dovremmo ricordarci di esserlo.

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