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Dal porcellum al funambulus: la legge elettorale che (non) verrà

 

La Commissione affari costituzionali del Senato riprende la discussione per la riforma del porcellum, che potrebbe essere sostituito dal più acrobatico funambulus, un proporzionale maggioritario ad un turno e mezzo con doppio salto mortale carpiato. Il “governo di emergenza” e la sua “strana maggioranza” (PD-PdL), in effetti, dovrebbero avere in agenda alcune questioni urgenti per poi tornare a votare. Tra le più urgenti, la legge elettorale, perché con la legge elettorale “si mangia”: se infatti la legge elettorale funziona male, produce un Parlamento incapace di decidere, con gravi costi in termini economici.

Purtroppo, però, costituito il Governo, si è pensato che prima di modificare la legge elettorale dovesse riformarsi l’intera forma di governo, intervenendo sul ruolo del Presidente, del Parlamento, del Governo e soprattutto del Premier (come chiamano ora il Presidente del Consiglio). Ovviamente a tutto vantaggio di quest’ultimo, perché l’idea, un po’ semplificata, è che se decide tutto uno è più facile andare d’accordo.

Quindi, si è avviato un percorso per le riforme costituzionali, che, pur semplificato rispetto a quanto previsto all’art. 138 Cost. (violato?), richiede circa diciotto mesi. La legge elettorale dopo. Cioè dopo un paio d’anni “d’emergenza”. E se nel frattempo si dovesse votare? Non rimane che il porcellum 4 (nel senso di quarta applicazione), con un nuovo Parlamento e, probabilmente, un nuovo Governo “d’emergenza”, che poi – se ci si abitua – diventa la normalità.

Negli ultimi tempi, però, si è fatto più concreto il “rischio-elezioni”, per i noti motivi. Quindi, si è pensato che forse la legge elettorale non può più attendere ed è stata votata (l’8 agosto) la procedura d’urgenza. Ma per approvare cosa? Forse davvero niente perché, in fondo, il porcellum  fa gola un po’ a tutti, consentendo a pochissimi di mettere in lista tantissimi (fedelissimi) e a chi prende un voto in più di fare strike, almeno alla Camera. Ma quali potrebbero essere le alternative? Forse il mattarellum, una legge già sperimentata e che, magari con qualche aggiustamento, potrebbe funzionare, ma che non piace al PdL e non sembra entusiasmare neppure il PD e il 5stelle. Oppure un chiaro sistema maggioritario (eventualmente anche a doppio turno), che rimane il più coerente per assicurare una maggioranza (nomen omen), ma non pare godere di grandi consensi. Salvo il ritorno in auge dell’assai complicato “sistema ungherese” (che combina un maggioritario a doppio turno con due distinte quote proporzionali), rimbalzano, come più probabili, molte “variazioni di porcellum”. In particolare, per evitare che il premio sia abnorme (come l’ultima volta), si vorrebbe introdurre una soglia minima per farlo scattare, ma qui le variabili cominciano ad abbondare e le differenze non sono di poco conto. Tra queste il piuttosto complesso “doppio turno di premio”, per cui concorrerebbero al bonus le due liste o coalizioni più votate al primo turno (ma al di sotto della “soglia-premio”). Ora, il doppio turno di collegio consente di fare una scelta di prevalenza tra due (o più) candidati ben visibili, con un tendenziale (possibile) riequilibrio a livello nazionale; viceversa, il “doppio turno di premio”, dà nuovamente un bonus unico per tutto il territorio nazionale ad un’unica forza o coalizione, anche se ha prevalso sull’altra di poche migliaia (o centinaia, o decine, o unità) di voti, con profonda alterazione degli equilibri reali e nessun collegamento con il territorio. Il tutto sarebbe poi “condito” dalle solite doppie e triple soglie e magari da qualche altra novità che “affini” questo sistema davvero acrobatico, il funambulus, forse migliore del porcellum, ma che certo coniuga le esigenze di governabilità e quelle di rappresentanza degli elettori assai peggio di un sistema maggioritario, che risolverebbe efficacemente anche la questione della selezione degli eletti, oggi del tutto sottratta ai cittadini.

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