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La Siria è il paese più pericoloso da raccontare

 

In questi ultimi tempi i giornali riportano spesso la questione delle armi chimiche che sarebbero state usate dal regime di Assad, oppure dai ribelli o da entrambi gli schieramenti. L’ONU, nel  rapporto sulle violazioni dei diritti umani nel conflitto in Siria presentato a Ginevra, ritiene di avere le prove che siano state usate limitate quantità di gas tossici almeno in quattro attacchi (a Damasco, Idlib e due volte ad Aleppo). Sono mesi che la comunità internazionale, impantanata proprio sulla questione delle armi chimiche, rimanda qualsiasi decisione riguardo ad un ipotetico intervento in questa nazione martoriata da un conflitto che dura da oltre 2 anni. L’opinione pubblica, nonostante l’elevato numero di vittime e di profughi, sembra non essere sensibile rispetto alla tragedia del popolo siriano. I giornali relegano i loro articoli sul conflitto nelle pagine interne e succede spesso (anche se adesso un po’ più raramente) di leggere nei commenti dei nostri connazionali animate discussioni atte ad analizzare le ragioni dei contendenti. Nei telegiornali le cronache non riportano quasi mai le vicende siriane e nei giornali radio se ne parla raramente salvo per risollevare la questione delle armi chimiche.

Eppure c’è chi ancora cerca di raccontare  questo paese martoriato dalla violenza, come il cinereporter  Nino Fezza che dalla sua pagina di facebook e dal suo blog  puntualmente ci offre immagini, spesso di bambini, che tolgono il respiro. Fezza non espone le sue analisi sul conflitto, lui ci racconta, attraverso le sue immagini, la morte e la vita che cerca, nonostante tutto, di resistere fra le bombe e le macerie. La Siria è il paese più pericoloso da raccontare, negli ultimi anni sono 45 i giornalisti uccisi, al momento sono in 5 ad essere scomparsi nel nulla, fra di loro l’inviato de La Stampa Domenico Quirico di cui non si hanno notizie dal 9 Aprile.

I turbolenti giorni che sta vivendo il popolo turco riportano alla mente quella che è stata definita la Primavera Araba e tutto questo mi fa pensare ai bambini di Daraa che nel marzo 2011 vennero arrestati e torturati per aver scritto sul muro della scuola una frase inneggiante alla libertà.

Gli ultimi dati, riguardo le vittime in Siria, parlano di 80.000 morti, ma i numeri sono approssimativi, insieme a questi vanno sommate le 10.000 persone di cui non si hanno più notizie, i milioni di profughi fuori e dentro il paese, i feriti e tutte le persone che soffrono per la mancanza di cure mediche, farmaci e generi di prima necessità.

Non dimentichiamoli.

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