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Il caffè di domenica 5 maggio

 

Ieri osservavo che erano in corso “grandi manovre”, mentre le intese da “larghe” che dovevano essere sembravano procedere lungo un sentiero sempre più stretto.
Permettetemi di mantenere, anche oggi, questa stessa chiave. Il Corriere della Sera titola: “Governo, Biancofiore in castigo”. “Paga solo la Biancofiore” fa eco Il Fatto. Mentre Il
Giornale sbotta : “Vince la lobby gay”. Insomma, Enrico Letta, in accordo con Angelino Alfano, ha tolto la delega alle pari opportunità all’amazzone berlusconiana, dopo che
aveva detto a Repubblica “i gay si ghettizzano da soli”. Punirne una per educarne 100!

Certo Padellaro, direttore del Fatto, può veder questo modesto episodio come un banale diversivo, mentre, secondo lui, si sta già costruendo il partito unico del regime. Ma
irrilevante non è. Come sa bene (perché ne scrive spesso) Stefano Rodotà, sui diritti lo spartiacque tra destra e sinistra è persino antropologico. Se, infatti, la differenza sessuale
non conosce barriere politiche, la cultura le conosce, eccome. E quella di destra, almeno in Italia, è sostanzialmente omofoba, maschilista e intollerante. Prossimo terreno di
scontro, la barbarie contro le donne e il femminicidio. Bonino, Idem, Cancellieri starebbero concertando azioni comuni. Vedremo come la prenderanno i berluscones.
Ancora più indigesta, a certa destra, risulta (ormai lo sappiamo) la ministra Kyinge, che ha trovato una spalla ideale nel Presidente della Camera, Boldrini. Contro il razzismo, la
discriminazione e l’intolleranza, ma anche contro le manifestazioni di odio sessista per ogni donna, colta e nota, che si permetta di insidiare i pilastri del sistema di potere
patriarcale e autoritario del Belpaese.

Ma il Giornale di famiglia invita ad aver pazienza: “Berlusconi frena i falchi”. Sì, li frena, insiste però sulla presidenza della Convenzione per le Riforme. Nella speranze che l’aura
del padre costituente lo smacchi di ogni colpa e dei vari problemi giudiziari che guastano la sua vittoria. Ma a sinistra è un coro di no. Civati fa un passo in più (come auspicavo io
stesso nel caffè di ieri) e si chiede se non sia il caso di dire no alla Convenzione, punto. Interviene Quagliarello, il ministro per le riforme, che glissa sulla Presidenza e va alla
sostanza. Prima le modifiche istituzionali e costituzionali, poi la nuova legge elettorale.
Se no – dice – daremmo l’impressione di non credere nella durata del governo. Popolo di sinistra, insisti. Prima la legge elettorale. Oggi l’ex ministro Passera spiega a Cazzullo
di auspicare il doppio turno alla francese. Bene. Ricostruiamo i collegi uninominali, poi avremo tempo di discutere, magari in Parlamento, di abolizione del Senato o di elezione
diretta del Presidente. Ma intanto ridiamo ai cittadini il diritto di scegliere gli eletti e togliamo di mezzo il premio di maggioranza alle coalizioni.
Solita posizione estremista? No, in linea con il grido di dolore e con la dura rampogna del Presidente Napolitano nel suo discorso alle Camere.

Ma poi c’è l’economia. “IMU sospesa per decreto”, titola La Repubblica. Sospesa, non abrogata. E nel decreto, secondo Il Corriere e il segretario della Cisl Bonanni, dovrebbe
rientrarci anche il finanziamento della cassa in deroga, per il quale provvedimento l’urgenza è di sicuro più cogente. Solo in un secondo tempo, Enrico Letta ci spiegherà
come usare la leva fiscale per inventarsi uno straccio di politica economica. Nel frattempo fa bene Fassina a non eludere il punto: bisogna strappare all’Europa le medesime
deroghe sul deficit concesse a Francia e Spagna. Il ché investe, però, il fattore B, la non credibilità di Berlusconi, unico leader politico europeo che vorrebbe combattere la crisi trasferendo risorse alla rendita.

Coraggio. Lo dico pure al centro di Lista Civica e al Movimento 5 Stelle. Trasformiamo in legge

il progetto Grasso contro corruzione (la Cassazione ha demolito il compromesso Severino),

falso in bilancio, auto riciclaggio, voto di scambio politico mafioso.

Invece di piangere su Miccichè, che torna al governo spinto dalla raccomandazione di Dell’Utri,

facciamo qualcosa.

Infine il Pd. Cuperlo o Epifani? Ma pare che corrano pure Errani e Chiamparino. Una cosa è certa, se il Congresso del Pd finirà in un arroccamento burocratico, Civati, Mineo e tanti
altri saranno di fatto messi fuori. Possibile che, dopo una catastrofe politico – parlamentare come quella che abbiamo appena vissuta, il Pd pensi di partire dagli iscritti e dalla
geografia politica dl 2009? Sarebbe un suicidio che suiciderebbe anche il governo Letta, ridimensionando molte delle ambizioni dello stesso Renzi.
A coloro che hanno obiettato sui toni forti (divisivi, ora si dice) del mio breve intervento sulla fiducia, rispondo: oggi il dissenso franco e leale serve al Pd per evitare il suicidio.

Corradinomineo.it

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