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I magliari di internet

 

Da wikipedia (http://it.wiktionary.org/wiki/magliaro): magliaro m sing

1. (popolare) venditore ambulante di tessuti ed indumenti, generalmente di cattiva fattura, presentati facendo allusione, anche falsamente, ad una loro losca provenienza per giustificarne il prezzo ridotto e la comunque presunta buona qualità
2. (per estensione) (spregiativo) venditore disonesto o che tende a ingannare; truffatore, imbroglione

Chissà se il regista Francesco Rosi, poteva pensare al tempo, che il titolo del suo film del 1959, diventasse poi un neo-logismo, poi usato per definire gente di pochi scrupoli, dedita ad ingannare (eufemisticamente!) il prossimo.
Ma procediamo per gradi.
La “commissione parlamentare d’inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale” il 22/01/2013, pubblica il rapporto “Sulla Pirateria Digitale in rete” (http://leg16.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/64/2013/0122/s040.htm). Strali e fulmini, un problema che sta mettendo in ginocchio le multinazionali dei contenuti (musica, film, editoria, broadcasting-tv). Concludendo con soddisfazione che l’attività di questa commissione è stata molto proficua e produttiva (36 pagine di rapporto).

I magliari di internet hanno le ore contate!

Se poi uno a voglia e tempo di andarsi a leggere tutto, si scopre che il sistema usato è stato quello delle audizioni (….e fin qui.).
Poi si scopre che praticamente tutto ciò che è avvenuto in questi anni come dialogo tra istituzioni e società civile (AGCOM, Parlamento, associazioni di consumatori e di imprenditori delle telecomunicazioni, asssociazioni di cittadini, etc.) sull’argomento, non è stato assolutamente preso in considerazione.
E si, che di alzate di scudi ce ne sono state, ed anche eclatanti!
(http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/06/contro-il-bavaglio-agcom-grande-successo-della-notte-della-rete/143429/ , http://www.agoradigitale.org/lanottedellarete/ , etc.)

Ma va bene, è giusto che una Commissione Parlamentare, sia super-partes, e ripercorra anche in maniera diversa, fatti, prove, accadimenti, etc. per il raggiungimento di una verità alta ed incontestabile.

Peccato che, sempre leggendo, si scopre che la Commissione di fronte allo straccio delle vesti delle multinazionali di cui sopra, abbia preso per buone le indagini di mercato di queste attraverso i rilevamenti commissionate da queste all’azienda americana TERA. Lasciamo stare di prendere in considerazione la pubblicazione di un libro bianco, corale, con l’apporto dei punti vista della società civile, presentato per altro, proprio presso la Camera dei Deputati, nel giugno 2011, rispetto l’analisi dell’eventuale problema pirateria.
E poco è importato sul metodo di raccolta dati delle ricerche delle multinazionali (metodo, scelta e creazione del campione di rilevamento, etc.) ed ancor di meno di trovare/commissionare ricerche indipendenti per supportare/confutare queste tesi.

Ed a questo punto incomincia a sorgere qualche dubbio!

Da tecnico poi, portatore di interessi di categoria (ISP, provider internet), e con buona memoria, avendo partecipato alle inziative eclatanti di cui sopra, assieme ad altre associazioni del mio settore, oltre che di consumatori (…ma guarda che strano, consumatori ed operatori di telecomunicazioni dalla stessa parte del tavolo!), mi ricordo che una normativa meno invasiva, ma comunque perniciosa, tentata a suo tempo dall’AGCOM, avrebbe portato ad una intercettazione preventiva di TUTTO il traffico internet, in barba a tutto ciò che è privacy e dati sensibili.

Per chi si volesse fare una cultura sull’argomento segnalo il link sulla “Deep-packet-inspection” (sigh, in inglese!), tecnica che dovrebbe essere usata per il monitoraggio e l’intercettazione totale del traffico internet.

Allora abbiamo detto che l’applicazione di un eventuale legge basata sulle indicazioni del rapporto della commissione parlamentare, monitorerà tutte le nostre attività su internet.

Per chiarire, poco importa se questo comporterà guardare le email di tutti e relativi allegati, che questi riguardino le nostre preferenze religiose, sessuali, politiche o i nostri dati sanitari, che il codice privacy tutela con rigore, tutto ciò è sacrificato sull’altare di un presunto problema di pirateria informatica.

Tutto ciò all’oscuro della Magistratura, con vulnus gravissimo al nostro sistema giuridico. A tal proposito vi invito a leggere l’articolo sull’argomento dell’Avv.Fulvio Sarzana.

A questo aggiungo che le aziende del settore telecomunicazioni (quelle sopravvisute agli ultimi anni, soprattutto l’ultimo, di crisi) dovrebbero dotarsi di apparecchiature molto dispendiose, centinaia di miglia di euro, con il risultato di una sostanziale riduzione della concorrenza (colpo di grazia al settore, con chiusura della maggior parte delle aziende di telecomunicazioni) a scapito della qualità dei servizi e dei prezzi.

In conclusione, alla ricerca dei magliari di internet, chi sono questi?
Sono solo coloro che scaricano illegalmente da internet ?
Il problema della pirateria (ammesso che esista come descritto dalle multinazionali dei contenuti) è tanto importante da far uscire il rapporto praticamente a Parlamento chiuso, sacrificando dei diritti costituzionali dei cittadini e trattando il diritto d’autore alla luce delle nuove tecnologie, in maniera così frettolosa al limite del becero?
E viste le imminenti elezioni, che ci consegneranno sicuramente un parlamento diverso dall’attuale, specchio di una situazione politica mutata nel paese, era opportuno fare uscire un rapporto del genere?

Chi sono i magliari?

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