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Radio Colifata, insieme ai “folli” per parlare di democrazia

 

A sud di Buenos Aires, nell’area degli Altos de Barracas, sorge l’Hospital Interdisciplinario Psicoasistencial Josè Tiburcio Borda, il più grande manicomio dell’Argentina, che ospita 1400 pazienti. Poco distante dalla sezione maschile si trova il Mojano, quella femminile, infine nel Tobar Garcia si curano i bambini. La peculiarità del complesso psichiatrico più famoso del mondo non è la grandezza della struttura, né tantomeno il numero cospicuo degli internati, ma il fatto che il cortile del Borda è la sede di “Radio La Colifata”. Da oltre 12 anni ogni sabato pomeriggio la singolare emittente radiofonica si occupa di musica, politica, attualità, cultura e a gestire la scaletta, ad occuparsi degli argomenti sono i pazienti dell’ospedale, i “colifatos”. Il termine che significa “folle” deriva dal lunfardo, il gergo parlato dai portenos, gli abitanti dei bassifondi argentini.

Gli ospiti del Borda attraverso la loro radio che tramite Internet ha varcato i confini della nazione invitano il resto della popolazione a riflettere insieme a loro sul principio di democrazia che spesso latita in alcune realtà sociali. Quando nel 1991 Mariano Alfredo Olivera era ancora uno studente della Facoltà di Psicologia dove oggi insegna, decise di sperimentare una terapia totalmente differente dalla tradizionale cura farmacologica mirando al coinvolgimento attivo dei pazienti in un processo rieducativo. L’universitario così invitò i colifatos a partecipare ad un progetto innovativo, insolito, rivoluzionario. L’idea della radio è stato un successo straordinario che mette in discussione il manicomio come istituzione chiusa e consente la rivalutazione del diritto di chi soffre di particolari patologie psichiche a ricevere il rispetto della dignità.

La mancata attuazione della legge n° 26.657 sulla Salute Mentale promulgata dal Congresso argentino il 26 novembre del 2011, che sancisce la chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici dello Stato sta facendo discutere circa le decisioni di un’amministrazione politica poco attenta ai diritti dei pazienti del Borda e non solo. Sembra che poco o nulla abbia ereditato l’italiano Mauricio Macrì, sindaco di Buenos Aires, di origini calabresi, dalla filosofia basagliana emulata in tutto il mondo come lampante esempio di egualitarismo. I progetti del primo cittadino che ha realizzato il suo sogno americano grazie ad una scalata imprenditoriale e politica sono lungi dal compiere un atto democratico, infatti l’esponente di destra sta tentando di distruggere il complesso ospedaliero per costruire la nuova Jefatura de Gobierno. Il quotidiano Pàgina/12 ha pubblicato un’inchiesta che svela i dettagli del piano speculatorio appoggiato anche dal sindacato del personale dell’ospedale psichiatrico, che prevede una spesa di 50 milioni di euro nella costruzione di lussuosi uffici per 4.500 persone rendendo quello che ora è un povero rione di periferia un elegante quartiere della capitale.

Il sindaco Macrì, leader del partito conservatore, nonostante sia stato eletto due volte consecutivamente, nel 2007 e nel 2011, è stato duramente criticato per le sue scelte: prima il licenziamento di 25.000 dipendenti pubblici poi lo sgombero forzato di un’area di un parco occupata dagli immigrati. Durante questa circostanza le forze dell’ordine spararono sulla folla uccidendo 2 clandestini e ferendo altri manifestanti, ai fatti violenti seguirono alcuni discorsi di Macrì fortemente razzisti. Non sorprende quindi il modo in cui il sindaco si sta occupando della questione legata al Borda che da oltre un anno non è rifornito di metano e piove acqua dai soffitti. Altri aspetti più inquietanti caratterizzano il manicomio dove i pazienti sono spesso vittime di violenze da parte del personale. Un paziente, infatti è riuscito a denunciare le lesioni subite grazie all’attività giornalistica che svolgeva all’interno dell’ospedale. Molti ospiti della struttura sono stati inseriti nel mondo del lavoro grazie all’aiuto di alcuni volontari, per esempio nel 2000 un gruppo di disoccupati ha messo in funzione un forno già esistente all’interno dell’edificio avviando il panificio “El pan del Borda”. Inoltre alcuni artisti del Fab, Frente de Artistas del Borda, periodicamente mettono in scena insieme ai pazienti una serie di spettacoli e pièces teatrali.

Radio La Colifata rimane comunque il mezzo più potente di espressione utilizzato dagli ospiti del Borda che sono stati i protagonisti del documentario “LT22 Radio La Colifata” realizzato da Carlos Larrondo. Nel 2005 il film ha vinto il primo concorso nazionale di audiovisivi sulla salute mentale svoltosi a Nocera Inferiore, inoltre è stato proiettato dal Cinit Cineforum Labirinto, un’associazione gestita da un gruppo di studenti universitari e liceali di Treviso, che si sono prodigati a tradurre i testi del film arricchendolo con i sottotitoli facilitando così la diffusione della pellicola anche in Italia. Il regista attraverso un’eccezionale stile narrativo e un montaggio agile e puntuale racconta le emozioni dei personaggi che sono ripresi durante un momento cult della loro vita all’interno del Borda. I colifatos, infatti simulano le elezioni presidenziali avvenute nell’aprile del 2003, si tratta di un voto simbolico che rappresenta la possibilità di espressione di coloro che sono stati condannati dalla società a causa della loro diversità.

Il film si conclude con il concerto di Manu Chao, celebre cantautore francese, che con entusiasmo ha coinvolto i colifatos e decine di cittadini accorsi all’evento. Il noto personaggio del mondo della musica ha contribuito a diffondere il nobile intento di Radio La Colifata tant’è che sono nati progetti simili anche in Costarica, in Messico, in Uruguay, in Cile e anche in Italia, a Trieste. L’obiettivo è quello di divulgare una cultura basata sulla “smanicomializzazione” ossia opporsi alle violenze fisiche, psichiche, chimiche che subiscono i pazienti costretti ad un isolamento forzato. Oggi il Borda è il simbolo di una lotta per la democrazia e l’uguaglianza, quello che durante la dittatura era un luogo usato come un centro clandestino di detenzione degli oppositori politici oggi è il fulcro di una rivoluzione che si spiega perfettamente nel motto dell’emittente radiofonica La Colifata: “Hasta que los muros caigan” ossia non devono cadere solo i muri di cemento, ma anche tutti i pregiudizi verso i cosiddetti matti.

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