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Il diritto alla dignità umana degli stranieri nei Cie ed il coraggio del giudice di Crotone

 

di Piero Innocenti*
Con la bella (e coraggiosa) sentenza 1410 del 12 dicembre 2012, il giudice Edoardo D’Ambrosio, del Tribunale di Crotone, ha assolto, per “legittima difesa”, tre stranieri imputati dei reati di danneggiamento aggravato e di resistenza a pubblico ufficiale a seguito della rivolta dell’ottobre 2012 nel Cie di Isola Capo Rizzuto, dove i tre erano “ospiti”. In tutto il 2012 si son dovute conteggiare numerose proteste e rivolte nei tredici Centri di identificazione ed espulsione, distribuiti sul territorio nazionale. Si tratta, come noto, di strutture dove vengono “trattenuti” gli stranieri “irregolari”, per essere identificati, in attesa dell’espulsione eventuale. La vicenda processuale di Crotone merita una speciale attenzione perché il giudice, non accogliendo la richiesta del  p.m. che  aveva chiesto la condanna ad un anno e otto mesi per ciascuno degli imputati, li ha assolti perché ha ritenuto che erano stati “costretti” a commettere quei  reati per difendere i loro diritti alla dignità e alla libertà personale.

Relativamente a quest’ultimo diritto il giudice ha, infatti, ritenuto illegittimo il provvedimento di trattenimento nel Cie adottato dalla Questura di Reggio Calabria e convalidato dal giudice di pace, in quanto non adeguatamente motivato – alla luce delle disposizioni contenute nella direttiva comunitaria 2008/115 – in merito alle ragioni per le quali non era stato possibile adottare una misura coercitiva meno afflittiva del trattenimento presso il Cie. Ma, e questo è l’aspetto più importante, le condizioni di vita nella struttura erano “al limite della decenza” con “..materassi luridi, privi di lenzuola e coperte sporche, lavabi e bagni alla turca luridi, asciugamani sporchi, pasti insufficienti e consumati senza sedie né tavoli..”.

Un’offesa ingiusta, dunque, alla dignità della persona, che ha indotto gli imputati alla legittima difesa in una situazione di pericolo attuale. Ecco, allora, si legge nella sentenza “la prevalenza nella tutela dei beni offesi della dignità umana e della libertà personale rispetto a quelli offesi del prestigio, efficienza e patrimonio materiale della Pubblica Amministrazione”.
Una svolta storica impressa da un magistrato del Sud, perché è da molti anni che si denunciano le pessime condizioni  in cui si trovano gli stranieri nei centri senza che la classe politica abbia mai avuto il coraggio di affrontare seriamente i problemi connessi alle condizioni socio sanitarie di tali strutture, alle modalità di gestione, al rispetto dei diritti degli immigrati.

Nel 2004 e nel 2010 “Medici senza Frontiere” stilò due rapporti, dopo diverse visite fatte ai centri, evidenziando il loro pessimo funzionamento, il profondo malessere delle persone “ospiti”, i casi di autolesionismo, la somministrazione ripetuta di sedativi. Nel 2007 era toccato alla Commissione De Mistura (dal nome dell’ambasciatore che la presiedette), sottolineare, invano, la precarietà e l’inidoneità dei vari centri, formulando raccomandazioni (in gran parte inascoltate) che avrebbero potuto consentire di affrontare il “problema della irregolarità” degli stranieri in maniera “più creativa ed efficace”. Poco più di otto mesi fa, dopo un minuzioso lavoro, la Commissione senatoriale per la tutela e la protezione dei diritti umani, ha approvato, all’unanimità, un rapporto sullo stato dei diritti umani nelle carceri e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia, presentandolo al ministro della Giustizia Paola Severino.

Scrivevano i senatori che “.. le condizioni nelle quali sono detenuti molti migranti irregolari nei Cie (…) sono molto spesso peggiori di quelle delle carceri”. Anche stavolta nessuna iniziativa concreta se non ascoltare le solite dichiarazioni di circostanza. Lo spread, l’andamento delle borse, la disoccupazione giovanile, le sconcertanti ruberie di molti politici, le elezioni politiche, sono stati certamente temi importanti e assorbenti per i vari Governi, ma la vita delle migliaia di persone che scappano dalle guerre e dalle povertà per cercare un riparo nel nostro paese, il rispetto della loro dignità, non dovrebbero avere la stessa attenzione da parte di una classe politica abbarbicata ai propri interessi e sempre più incapace di guardare lontano?

*tratto da www.liberainformazione.org

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