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Distrutto l’antico souq di Aleppo

 

La notizia neanche si vede, tanto è marginale. Eppure ieri è successo qualcosa di grave per tutta l’umanità, in particolare per noi, cittadini dello spazio Medieterraneo. La battaglia per Aleppo si è portata via il vecchio souq, un quartiere medievale completamente coperto da volte stupende, che sale leggermente dalla grande moschea fino all’antica cittadella.

Il fumo nero che ha divorato per ore uno dei grandi capolavori del Mediterraneo è andato avanti per ore, distruggendo in modo irrimediabile tutte le vecchie sezioni del mercato, l’area dei profumi come quella delle stoffe o quella dei tappeti.

Chissà quanti titolari di antichi negozi avranno osservato impotenti la lenta fine di quello che era il più bel souq del Medio Oriente.

Ma anche il fatto che un simile disastro possa verificarsi sotto sguardi distratti da parte dei vicini e dei media deve essere considerato un evento luttuoso e doloroso. Ricordo i titoli dei giornali, dei giornali radio e dei telegiornali quando un incendio inghiottì e distrusse parte della Lisbona alta, quella dove le case erano costruite in legno. Fu un trauma. Peraltro causato accidentalmente da una dannata stufetta, non da una guerra cieca e feroce che tolleriamo da due anni.

Una delle meraviglie del mondo, il souq Aleppo, tesoro dell’architettura e dell’arte, se ne può andare così, in punta di piedi, in silenzio, senza neanche meritare un “requiescat in pace”. Pazzesco.

Ps: non ho parole per descrivere il mio stato d’animo, il mio dolore. Ho avuto la fortuna di andare due volte ad Aleppo. Prima nel 1999, quando sono rimasto incantato dalle volte del souq, dai vicoli, dall’atmosfera, dall’architettura, dall’ingresso nei pressi della moschea e poi dal riemergerne davanti alla stupenda Cittadella. Ho voluto tornarci e ci sono riuscito, nel 2001, determinato a portarci mia moglie. Ero contentissimo di essere lì con lei…. Oggi mi domando se non fosse stato preferibile non averlo visto, non sapere cosa è andato perso. E poi penso ai cittadini di Aleppo. Quel che patiscono da mesi, da anni, non ci ha interessato, non ci ha riguardato. Perché doveva interessarci il destino del loro incantevole capolavoro urbano?

Di certo so che da ieri siamo tutti più poveri, ma non loro eravamo anche prima?

Il mondo di Annibale

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