Giornalismo sotto attacco in Italia

Agnoletto: “Diaz. Ecco cosa fare perchè non si ripeta più quella mattanza”*

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“ Questa sentenza è la migliore che si potesse avere nelle condizioni date. E ci fa capire quant’è stato importante aver preservato lo spazio di autonomia della magistratura dall’attacco selvaggio di Berlusconi e dei suoi governi. I giudici hanno operato in questi anni in condizioni difficili, con tentativi di condizionamento ambientale che arrivavano da tutte le parti. Nell’ultimo periodo, giornali come Repubblica e Corriere hanno fatto una vera campagna sul rischio di “ decapitare” le forze di polizia. Per fortuna, i magistrati hanno mantenuto l’indipendenza di giudizio  e ripristinato la verità dei fatti ”.

Così Vittorio Agnoletto, all’epoca portavoce del Genoa Social Forum , commenta la sentenza della Cassazione che ha scritto l’ultimo capitolo giudiziario di quella che è stata definita “ la più grave sospensione dei diritti civili in un paese europeo dai tempi della 2a guerra mondiale”. Massacri, pestaggi e torture che , tra le Diaz e Bolzaneto, hanno guadagnato a quei reparti di polizia il soprannome di “ blue block ”.

Quindi, non si poteva fare di meglio ?
“ Certo, ci sono una serie di buchi ed omissioni. Sono stati condannati in 25,  ma i colpevoli sono molti di più. L’omertà di corpo ne ha salvato tantissimi e l’impossibilità di identificarli ha fatto il resto. La cosa particolare di questo processo è che la vera punizione è la sospensione dal servizio e colpisce principalmente i quadri medio-alti, i capi operativi , ma risparmia il  grosso dei manganellatori e i mandanti e responsabili politici. De Gennaro, Scajola, Fini, Ascierto, Castelli – che visitò Bolzaneto –  sono sfuggiti dal rispondere alle loro responsabilità ”.

Cos’è che la politica non ha fatto, in questi 11 anni ?
Non ha istituito una commissione d’inchiesta, per la quale c’erano tutte le condizioni e ha continuato a promuovere tutti i responsabili di quei fatti non solo quando erano indagati ma anche dopo le condanne di 1° e 2° grado. E non è neanche stato sfiorato il problema dell’introduzione del reato di “ tortura”, che esiste in tanti altri paesi europei.

Esce sconfitta anche la polizia come istituzione di garanzia del cittadino ?
Certo, se un sindacato che si dichiara democratico come il SILP si esprime contro la sospensione dei condannati, non ci sono state speranze di autoriforma. E finchè le modalità di reclutamento dei reparti mobili privilegiano quelli che sono stati nell’esercito in zone di guerra, di fatto assimilando l’ordine pubblico a una battaglia con un nemico, le speranze sono poche.

Ma l’altro giorno il capo della polizia Manganelli ha detto : “ora è il momento delle scuse ”
Tardive e inutili, un atto solo formale compiuto dopo questa sentenza. Doveva farlo prima.
Ora per dare sostanza a questa espressione
dovrebbe sospendere autonomamente almeno anche tutti quelli che sono stati
condannati ma che non hanno l’interdizione ai pubblici uffici . E sarebbe bene che chieda scusa anche Napolitano, a nome delle istituzioni.

Si potrebbe ripetere oggi qualcosa come quello che è successo alla Diaz o a Bolzaneto ?
Certo. Succede in continuazione. I casi di Cucchi e Aldrovandi ce lo ricordano. La speranza, con questa sentenza e con le altre in arrivo, è che queste cose non restino impunite. E’ l’unica vera barriera contro gli abusi di potere poliziesco. E dobbiamo, ripeto, ringraziare l’autonomia della magistratura e batterci allo stremo per conservarla.

Ma si potrebbe fare qualcosa per creare un deterrente ulteriore, senza aspettare i processi , sempre a rischio ?
C’è un modo : istituire i codici di riconoscimento dei poliziotti. Se ci fossero stati alla Diaz, ora i colpevoli sarebbero molti di più. E soprattutto, molti si sarebbero tirati indietro , almeno per la paura di essere identificati e puniti.

*Da www.3dnews.it


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