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La crisi europea

 

Guido Rossi che è, per  chi ha lavorato a lungo nei quotidiani italiani e si occupa, ormai da decenni, di Storia della stampa italiana, di sicuro il miglior acquisto del Sole-24 ore nell’ultimo anno di vita, ha ricordato una frase icastica del mio economista preferito, John Maynard Keynes,che i governi attuali in Occidente sembrano aver del tutto dimenticato: “Quando l’economia (…) è ridotta a un casinò vuol dire che le cose non vanno affatto bene.”

Una considerazione accettabile oggi facilmente  dagli osservatori della crisi economia mondiale ed europea.

Ma basta leggere la limpida  intervista di Romano Prodi all’Espresso dell’ultima settimana (che-vorrei ricordare  i giornalisti e le televisioni  italiane hanno  ignorato, se si esclude Rainews di Corradino Mineo) per rendersi conto del fatto che il contrasto in atto nel vecchio continente è centrale. Ci sono due parti che lottano tra loro,senza che l’una prevalga  sull’altra e di qui lo stallo attuale.

Ci sono quell i(parlo di leader e soprattutto di Stati)che non accettano di trasformare l’unione europea in una federazione più stretta e cogente (come ha chieste un recente appello di Prodi, Amato e Attali tra gli altri, nella politica istituzionale come in quella  economica e sociale, e quelli che non ne vogliono sentire parlare  per una serie di ragioni che bisognerà elencare ma che, in questa occasione, mi limito a segnalare come timore di perder potere nell’Unione o del fatto  che determinati interessi, molto forti nel proprio paese, abbiano a soffrire troppo  della nuova configurazione formale e sostanziale.

E’ evidente che Angela Merkel e la sua CDU si muova in questa direzione approfittando della sua potenze economica e di una struttura istituzionale che dà maggiori potere al cancelliere di cui godono la maggior parte e dei presidenti del consiglio europei.

Questa è la sostanza dell’attuale  contrasto e lo segnalano non soltanto economisti e osservatori di mestiere come Guido Rossi sul Sole-24 ore e Federico Fubini sul Corriere della Sera e si tratta di un problema così importante sul piano politico (di cui l’elemento del potere ha sempre fatto parte ed oggi conta ancora di più di fronte alla fine delle grandi ideologie che avevano caratterizzato i due secoli precedenti (l’Ottocento e il Novecento) che il rischio di una paralisi o addirittura di un effetto domino che, dopo il quasi fallimento della piccola Grecia si estenda alla Spagna e magari all’Italia,fa venire i brividi a tutti quelli che amano la politica(malgrado tutto)e si preoccupano prima del bene comune e poi delle proprie individuali condizioni di vita e di benessere.

Mosche bianche in questo momento ma non del tutto inesistenti, come può dire chiunque- da studioso o da politico o da entrambe le condizioni – sia in grado di rendersi conto della situazione sociale e culturale in cui vive oggi la nostra Europa e più ancora l’intero Occidente, di cui facciamo parte da sempre.

C’è da sperare che nelle prossime settimane prevalga una posizione come quella che si riferisce in questo momento,per quello che possiamo capire,al nuovo presidente francese Hollande e che anche l’Italia potrebbe assumere proprio cercando di conciliare i propri interessi e quelli dell’Unione Europea più forte e integrata che non c’è ancora ma che è necessaria nell’interesse proprio dell’intero Occidente.

Certo le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti avranno un peso importante  rispetto a un simile contrasto e l’eventuale vittoria del repubblicano Romney sul democratico Obama potrebbe avere conseguenze negative rispetto allo stallo di cui abbiamo parlato ma appare più probabile oggi la conferma dell’attuale presidente e, in questo caso, possiamo sperare che il proseguimento della politica di integrazione europea prosegua con maggiore rapidità. Altrimenti la crisi dell’Europa,e dunque anche dell’Italia, rischia di aggravarsi e arrivare in breve ad esiti disastrosi.

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