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Una strada per Miriam

 

La scomparsa di Miriam Mafai, avvenuta lo scorso 9 aprile a Roma, all’età di 86 anni, lascia un vuoto incolmabile in quanti l’hanno amata ed apprezzata nel corso della sua vita. Miriam ha attraversato da protagonista poco meno di un secolo di storia italiana, imprimendovi tracce indelebili del suo passaggio: impossibile dimenticare le innumerevoli battaglie della ‘ragazza rossa’ per la parità e i diritti civili, il formidabile impegno a favore di una società democratica, soprattutto la grande sensibilità verso i problemi delle donne. E’ così che il gruppo FB ‘Toponomastica Femminile’,  a poche ore dalla notizia della scomparsa, decide di lanciare la campagna “Una strada per Miriam”, e comincia a raccogliere le prime adesioni: ma vediamo di capire meglio com’è nato questo gruppo, e quali sono i suoi principali  obiettivi.

A metà gennaio l’insegnante romana Maria Pia Ercolini, esperta in didattica di genere, lancia su FB la proposta di censire tutte le vie d’Italia, per raccogliere dati significativi su quella che definisce una vera e propria “misoginia ambientale”: già i primi risultati del censimento, infatti,  evidenziano che le strade italiane, un po’ovunque, sono intitolate nella stragrande maggioranza a personaggi maschili della storia, dell’arte, della letteratura e della scienza (alcuni di oscura fama), mentre le figure femminili si limitano a fare capolino qua e là in modo sporadico, meglio se sante, Madonne, martiri o benefattrici: la toponomastica sembra aver cancellato le donne dalla storia e dalla cultura, confinandole nei luoghi tipici di certo ‘immaginario collettivo’: ammiccanti sui manifesti pubblicitari, finte e stereotipate dietro le vetrine dei negozi.

Il neonato gruppo ‘Toponomastica Femminile’ decide così di impegnarsi concretamente sul territorio, nel tentativo di ridurre il divario e contenere la discriminazione: l’obiettivo è raggiungere e sensibilizzare le istituzioni, perché restituiscano a tante donne dimenticate della storia una giusta visibilità. Si moltiplicano le adesioni al gruppo, da ogni parte d’Italia, e come in una corsa contro il tempo s’inizia l’impresa, stradari alla mano, di contare, selezionare, confrontare i dati raccolti e individuare, città per città, paese per paese, i nomi delle “grandi assenti” da proporre per le nuove intitolazioni. Inaspettatamente, l’attività del gruppo diviene un piccolo fenomeno mediatico che interessa stampa e televisione locale e nazionale, e arriva persino oltre confine: se ne interessano i media inglesi e spagnoli, e persino il Consiglio d’Europa di recente, ha comunicato il proprio interesse alla ricerca. E’ in occasione dell’8 marzo che il gruppo, a poco più di un mese dalla sua creazione, è pronto a lanciare la sua prima proposta concreta: la campagna “8 marzo, 3 donne, 3 strade”, rivolta ai Sindaci italiani, perché s’impegnino a intitolare tre luoghi ad altrettante figure femminili di rilievo, italiane e straniere. L’iniziativa è accolta un po’ ovunque con curiosità e interesse, e i Comuni di molte città italiane, grandi e piccole, aderiscono con impegni o delibere.

Ma torniamo a Roma e ai dati emersi dal paziente lavoro di censimento portato avanti dal gruppo. Le strade capitoline sono in totale 16.057, di cui appena il 3.73% intitolato a donne; se poi ci prendiamo la briga di escludere dal conteggio le figure di sante, madonne, religiose e benefattrici, troviamo che appena l’1,91% delle strade romane ricorda donne della storia, della politica, della letteratura e dell’arte, mentre uno 0,18% raggruppa nomi femminili non identificati, toponimi legati a tradizioni locali, madri di personaggi illustri, ecc.

C’è un solo luogo a Roma, dove ogni considerazione sul sessismo odonomastico sembra ribaltarsi:  è il parco pubblico di Villa Pamphili, che raccoglie tra i suoi viali, come in una sorta di tardivo riconoscimento, molte protagoniste della storia, della letteratura, della politica e dell’arte: da Natalia Ginzburg a Simone De Beauvoir, da Camilla Cederna ad Anna Frank, da Dolores Ibarruri a Elvira Pajetta, da Rosa Luxembourg ad Anna Kuliscioff; c’è
 un ponte intitolato alla pittrice Artemisia Gentileschi Lomi, un viale per la cantautrice popolare Maria Carta, e uno per Florence Nightingale, fondatrice della moderna istruzione infermieristica; c’è un largo che, in deroga ai regolamenti, è stato intitolato nel 2007, ad appena un anno dalla morte, ad Anna Politkovskaja, la giornalista russa vittima del regime di Putin, “testimone di libertà e attivista dei diritti umani”.

Al limite meridionale del parco s’incontra il ‘Viale 8 marzo Festa della donna’, diviso in tre lunghi segmenti disposti a Y, uno dei quali raggiunge l’ingresso sud, in corrispondenza di Via Pio Foà: è  qui che termina il nostro percorso, nel luogo che più significativamente richiama la memoria di Miriam Mafai.

Miriam abitava nel palazzo d’angolo affacciato su Villa Pamphili, quasi in corrispondenza del primo tratto del viale: per il gruppo Toponomastica Femminile non ci sono dubbi, questo percorso nel verde sembra fatto apposta per diventare la “strada di Miriam”. E non occorre attendere dieci lunghi anni per l’intitolazione, perché Miriam Mafai rientra a pieno titolo nei ‘casi eccezionali di persone che abbiano benemeritato dalla Nazione’, come disposto dalla normativa in deroga alla legge toponomastica.

Perché la richiesta venga presa in considerazione, c’è bisogno di raccogliere molte  adesioni: è sufficiente inviare una mail all’indirizzo unastradapermiriam@gmail.com col proprio nome, cognome e dichiarazione di interesse.

CONTATTI:

http://www.facebook.com/groups/292710960778847/

http://www.toponomasticafemminile.it

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