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Storie di ordinaria (?) solidarieta’

 

Storie di ordinaria (?) solidarieta’ “ Certo, la pasta cucinata da un’argentina non è di certo buona come quella italiana, ma si fa quel che si può”. Lo dice aprendo la bocca in un sorriso mentre col cucchiaio in mano regge una scodella carica di maccheroni che scivolano da tutte le parti…
Storie di ordinaria (?) solidarieta’ “ Certo, la pasta cucinata da un’argentina non è di certo buona come quella italiana, ma si fa quel che si può”. Lo dice aprendo la bocca in un sorriso mentre col cucchiaio in mano regge una scodella carica di maccheroni che scivolano da tutte le parti e aggiunge, rivolta alle faccia che l’accolgono con riconoscenza: “ Anch’io sono extracomunitaria come voi, quindi lo so come si sta.”
Lei è solo uno dei tanti esempi della solidarietà che in questi giorni si è stretta attorno alla piccola comunità senegalese del quartiere Pigneto a Roma. Comunità sfrattata, con tanto di grosso dispiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa, dallo stabile fatiscente nel quale risiedevano da circa 10 anni.

Lo sfratto avvenuto intorno alle 8 di martedì mattina ha dato giusto il tempo ai singoli abitanti, alcuni ultrasessantenni, e non in buona salute, di prendere le loro cose e uscire in buon’ordine così che il muratore potesse sostituire la porta con un bel muro di mattoni.
Motivo dello sfratto? La morosità degli inquilini successiva ad un aumento insostenibile dell’affitto senza che però su quella palazzina, fatiscente da anni, ci fossero mai stati interventi di consolidamento.
La risposta da parte del quartiere non si è fatta attendere. Un capannello di gente sbigottita ha assistito la mattina allo sgombero mentre già nel pomeriggio veniva allestito un gazebo per supportare la decisione degli sfrattati di intraprendere un presidio permanente davanti lo stabile che per anni è stato casa loro, per il diritto alla casa.

Le motivazioni vengono specificate nel corso delle assemblee aperte che da martedì sera si tengono puntualmente alle 18 in quella stessa via, via Campobasso, assemblee in cui italiani e immigrati si ritrovano a discutere e affrontare un problema, quello abitativo, che rappresenta una delle maggiori emergenze nella capitale della dolce vita.
Per il diritto alla casa per tutti e tutte, perchè “la speculazione e gli affari non possono distruggere la vita delle persone” si legge in un comunicato.

Ed è da martedì sera che il presidio va avanti giorno e notte, con il supporto delle realtà solidali, dei vicini di casa, dei negozianti del quartiere… spettacoli di tango improvvisati nella notte per rallegrare chi dovrà resistere fino all’alba e pizze calde, donate dal forno che sta poco più avanti.
La gente passa si ferma, fa qualche commento: “ Ma loro sono tranquilli non hanno mai dato problemi quì”. Qualcuno lascia un numero di telefono, da una pacca sulla spalla.

“… nessuna assistenza sociale è stata predisposta da parte del Comune di Roma per loro che hanno potuto contare solo sulla solidarietà del quartiere” si legge in un altro comunicato, diramato oggi.
E la conferma era arrivata di fatto anche ieri, nel corso dell’assemblea, da parte del vicepresidente del VI municipio: “ I servizi sociali non erano stati avvisati di quanto stava accadendo”.
Cui prodest? Verrebbe da chiedersi…

Intanto sono in corso le trattative legali. I senegalesi sarebbero disposti a versare gli arretrati dell’affitto a patto di rientrare immediatamente in casa.
Si attendono le risposte, e si fa appello alle istituzioni perchè si facciano carico del problema; la solidarietà arriva anche dal Ministro Riccardi.
E intanto ci si prepara ad un’altra notte umida passata su un materasso gettato a terra accanto a cumuli di valige e borse cariche di roba. Unico conforto il fornellino con il tè caldo e i pentoloni di pasta fumante che arrivano, inaspettati ma graditi, senza che qualcuno lo abbia chiesto o programmato.

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