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del mondo molto bella, l’idea di libertà”

Regeni: “Nostro figlio aveva una visione
del mondo molto bella, l’idea di libertà”

 
Giulio-Regeni- lutto

“Nostro figlio – dicono mamma e papà Regeni – aveva una visione del mondo molto bella, che vogliamo ricordare e onorare. La condivisione, per esempio. O l’idea di libertà. Ci credeva davvero, era convinto che tutti si accolgono e che gli scontri per opinioni differenti non abbiano alcun senso. I suoi studi sociali ed economici erano tutti rivolti in questa direzione. Credeva in un mondo libero. È un grande esempio e noi vogliamo onorarlo”.

“Non avranno peccato di ingenuità? Perché ficcare il naso nel mondo del malaffare e della corruzione? Non lo sapevano che erano zone pericolose?…”
Ogni qual volta muore una persona che ha scelto di andare oltre i confini, e non solo quelli territoriali, e di “Illuminare” le periferie del mondo, c’è sempre il “benpensante” di turno che ha qualcosa da obiettare.
Risuona nell’aria quel “se l’è cercata”, frase che Giulio Andreotti aveva utilizzato a proposito dell’assassinio diGiorgio Ambrosoli.
In effetti Ambrosoli, uomo onesto e leale servitore dello Stato, per usare un’espressione ormai desueta, se l’era andata a cercare perché aveva anteposto il bene comune agli interessi delle loggedelle cosche, una scelta incomprensibile per i pavidi, per i complici e per chi trae vantaggio dall’oscurità e dall’oscurantismo.

Giulio Regeni, Valeria Solesin, il cooperante Giovanni Lo Porto, ammazzato in Pakistan, dopo oltre 3 anni di prigionia, padre Paolo Dall’Oglio, sparito da oltre due anni in terra siriana, sono persone assai diverse tra loro, per scelte professionali, politiche, religiose, eppure sono legate dal filo robusto della curiosità, dell’inclusione, dell’apertura al dialogo e alla conoscenza.

“Coloro che se le vanno a cercare” sono semplicemente persone che non accettano di vivere dentro un recinto, circondati dai muri dell’indifferenza, del razzismo, dell’odio. Ai cinici di sempre dedichiamo le parole dei genitori di Giulio Regeni: “Nostro figlio aveva una visione del mondo molto bella, la condivisione per esempio, o l’idea di libertà.

Ci credeva davvero, era convinto che tutti si accolgono e che gli scontri per opinioni differenti non abbiamo alcun senso, e i suoi studi economici e sociali erano orientati in questa direzione.
Credeva in un mondo libero, così lo vogliamo ricordare ed onorare”.
Parole assai simili a quelle pronunciate dai genitori di Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana morta a Parigi. Li hanno accusati di “ingenuità”, ma nell’antica Roma “ingenuo” era anche il figlio libero nato da genitori liberi, cosa può esserci di più bello per un essere umano?

Fonte: “Il Fatto Quotidiano”

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