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“Ho sognato Edirne”, storia di una guerra silenziosa  contro i rifugiati finanziata dall’Europa

epa03537475 A handout photo made available by the official Syrian Arab News Agency (SANA) shows people inspecting the damage at the site of explosion at the Information Engineering College, in the northern city of Aleppo, Syria, 15 January 2013. Media reports state that at least 15 people were killed in the blast at Aleppo University.  EPA/SANA/HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
“All’improvviso è arrivata una motovedetta della guardia costiera turca che ci ha illuminati. Tutti si sono impauriti e si sono buttati a terra. Poi hanno cominciato a sparare.” Hanna viene da Aleppo ma non racconta storie di guerra siriana. La sua è una storia di guerra subita nel mediterraneo che accetta di raccontarmi per un documentario che andrà in onda sabato sera su Tg2 Dossier, ore 23.45.
Racconta Hanna: “quattro pallottole hanno colpito la nostra barca. Hanno continuato a girarci intorno per un paio d’ore, fino all’alba, mentre l’imbarcazione continuava a inclinarsi. La gente da sotto urlava dicendo che l’acqua continuava a salire. Tutti erano spaventati. Io parlavo con gli uomini della guardia costiera in turco e in inglese. Li imploravo di aiutarci e di prendere almeno i bambini. Loro mi dicevano: devi aspettare, devi aspettare. Poi hanno cominciato a dire cose offensive, ordinandomi di stare zitta, con parole che preferisco non ripetere.”

Con Fabrizio Silani abbiamo incontrato Hanna in un bar di Bodrum, uno dei punti principali della costa turca da cui partono le imbarcazioni dirette verso le isole greche, in Europa. Sono le stesse spiagge su cui lo scorso settembre è stato trovato il corpo del piccolo Aylan che a cinque anni è annegato cercando di raggiungere l’Europa.

La fotografia di quel bambino con la maglietta rossa aveva commosso il mondo. Angela Merkel apriva le porte della Germania ai rifugiati che venivano accolti con un applauso alla stazione di Monaco. Immagini che hanno spinto i siriani a chiedere l’apertura di un corridoio umanitario che gli consentisse di attraversare il confine di terra tra la Turchia e la Grecia senza rischiare di annegare in mare. Sono partiti a migliaia per raggiungere la città di Edirne al confine con la Grecia per un sit in  con il quale erano certi avrebbero avuto la possibilità di passare in sicurezza, via terra, senza pagare migliaia di dollari ai trafficanti. Un movimento consapevole nato su facebook che si chiamava “Crossing no more”, ovvero “siamo di passaggio e niente di più” che chiedeva pacificamente di poter entrare in Europa senza rischiare di annegare.
Ma la conclusione è stata diversa. La Turchia ha usato quelle migliaia di persone per fare pressione sull’Europa e avviare una trattativa che gli ha poi fatto ottenere un contributo di 3 miliardi di euro per “contenere il flusso”.
Sabato sera su Tg2 Dossier, nel documentario “Ho sognato Edirne” raccontiamo la storia di quel movimento composto da  migliaia di persone, di famiglie intere che hanno camminato per centinaia di chilometri e sono state respinte, arrestate e, in molti casi, rispedite in Siria dal governo turco come ha denunciato un dettagliato rapporto di Amnesty International. Un
E c’è anche la storia di Hanna, della sua fuga dalla guerra e dei proiettili turchi che l’hanno fermata in mezzo al mar Egeo.
20 febbraio 2016