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A mare si gioca, è con la vita delle persone che non lo si può fare

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Un pizzico di commossa partigianeria mi deve essere consentito. Non potevano che essere dei siciliani come Tony Canto e Nino Frassica a fare aprire ancora di più gli occhi su una realtà che è quotidiana da decenni. I siciliani conoscono molto bene la storia di donne, uomini e…bambini che scappano da guerre, carestie, povertà, persecuzioni e che vengono qui da noi, nel mondo occidentale che perchè è occidentale si ammanta di un vivere civile che spesso non c’è. Arrivano in Italia, chiedono di andare in Europa, per “vivere” non per finire con l’essere trattati secondo le logiche spietate dei numeri, dei blocchi. Scappati ad aguzzini spietati si sono spesso ritrovati vittime di un aguzzino senza volto, di una legge che invece di parlare di aiuti prevedeva espulsioni e trattenimenti carcerari. Oggi è vero le norme sono cambiate ma lo scenario è peggio di prima, a queste persone si è parlato di accoglienza mentre sono stati alzati loro contro anche fili spinati. A tutte queste persone abbiamo offerto una accoglienza che spesso è somigliata alla migliore politica di repressione di cilena memoria. O abbiamo offerto una finta accoglienza con i soldi finiti inghiottiti dalle mangiatoie della corruzione.

Loro che hanno affrontato il mare e che sono sopravvissuti non sono spaventati dal filo spinato, ma hanno tutto il diritto a restare diremo noi basiti, senza parole. E però ammutoliti noi con loro non lo possiamo essere. Quando il dolore per una accoglienza non degna del nome è risultato attutito questo è stato dovuto alla storia e all’impegno di altre persone, persone normali, senza i galloni istituzionali, persone semplici, come i tanti volontari che nel tempo sono arrivati a Lampedusa o che personalmente ho visto all’opera al porto di Trapani, per dare aiuto e sostegno, donne e uomini che nella vita sono impiegati o liberi professionisti, che lesti hanno indossato le maglie della Cri o di altre associazioni umanitarie per mettersi a disposizione del prossimo, penso a persone come Salvatore Inguì che occupandosi di tante cose (ministero della Giustizia, servizi sociali, Libera) trova tempo e ragioni per accogliere, abbracciandoli, uno ad uno, chi arriva a Trapani, penso a persone come quel pugno di cittadini dell’isola di Marettimo che quando arrivano i clandestini si danno da fare per raccogliere abiti e coperte, penso alla collega Elvira Terranova, che non esitò a riporre taccuino e registratore per tirare a terra ad uno uno quei clandestini che una notte stavano morendo davanti al porto dell’isola di Lampedusa e mettere in braccio un bambino nigeriano, Severin, di appena quattro mesi che così fu salvato. Stessa cosa che non è potuta accadere per Aylan, il bimbo siriano morto davanti alle coste turche, e ad altri 700 bambini, questo il numero dei bambini morti nel solo 2015.

Noi siciliani amiamo tanto la nostra terra, e sopratutto il nostro mare,  Frassica e Tony Canto hanno dato voce al dramma intimo che tanti di noi soffrono, che non è il dramma suscitato spesso dal dovere restare  in silenzio dinanzi a certe idiozie di Salvini e di chi l’ha preceduto, (ricordate la Bossi-Fini?), ma il nostro dramma è rappresentato dal fatto  di non andare più al mare con la dovuta allegria, perchè quel mare ogni giorno ci racconta di come è diventato la tomba di intere popolazioni di migranti, quel mare ogni giorno ci ricorda il dramma di chi convinto di essere riuscito a farcela, una volta a terra si ritrova nuovamente perseguitato o addirittura vittima di spietati soggetti, come un ex sacerdote della Caritas trapanese, appena condannato a 9 anni per le violenze sessuali compiute. A mare si gioca e noi vogliamo tornare a poterlo fare, e lo vogliamo fare con le sorelle, i fratelli, i bimbi che arrivano da lontano, che non vogliono fare una invasione ma chiedono solo di riprendere, anzi, di cominciare a vivere. A mare si gioca, è con la vita delle persone che non lo si può fare. Grazie Frassica.

12 febbraio 2016