Scissione amichevole

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Il Sinodo apre alla comunione ai divorziati, Corriere. “Sì, per un voto”, dice la Stampa. “Sinodo diviso. Il Papa: superiamo i complotti”, secondo Repubblica. Pessimista il manifesto: “nullaostia” Francesco ha vinto, ha perso o ha pareggiato? A me pare sbagliato raccontare la politica così, come se fosse una partita di calcio, figuraratevi il dibattito interno alla chiesa! Lasciatemi dire che Francesco ha portato tra arcivescovi e cardinali un seme che potrebbe essere fecondo: il libero arbitrio. Non è Dio stesso (un Dio fin troppo antropomorfo) che vigila sulla indissolubità del matrimonio. Il fedele e il prete devono poter interpretare la vita concreta e assumersi le loro responsabilità. Per avvicinare quanto più possibile l’umano al divino, l’amore tra le persone a quello infinito, a immagine di Dio. Un seme fecondo,dicevo, perché costringe la chiesa a discutere e, discutendo, a mettersi in questione. La stampa ricorda alcune parole di Bergoglio: Proteggere “le famiglie ferite”, usare “discernimento”, “difendere l’uomo non le idee”. Non ha vinto, non ha perso, ha fatto una buona semina.

Su 24.744 detenuti, solo 31 per fatti di corruzione. Parte da questa constatazione l’intervista al Fatto di Scarpinato. Nell’ultimo quarto di secolo -spiega il Procuratore- si è creato in Italia un vero e proprio “triangolo della Bermude”. “Minimizzare le pene per i colletti bianchi, prescrizione breve, processo lungo”. Un gorgo che ha ingoiato l’azione giudiziaria e messo al sicuro corrotti e corruttori. Tanto da rivesciare il rapporto tra mafia e corruzione. Tant’è che anziché di concorso esterno del politico con la mafia, Roberto Scarpinato preferisce parlare di concorso esterno del mafioso negli affari sporchi dei colletti bianchi. Perchè è lì ormai il centro, è con e grazie alla corruzione che si mafia!. Davanti a ciò cosa fa il governo? Ai magistrati chiede autocritica, al Parlamento una delega in bianco sulla giustizia!

La manovra rinuncia a cambiare il paese. Chissà da dove il gufo avrà preso questa frase, da un giornale di opposizione -diranno i droni di Renzi- o dal mattinare di Brunetta. Invece no, suona così oggi il commento di Repubblica alla legge di stabilità, per la penna di Alessandro Penati. Ecco il titolo: “Ricerca del consenso con Tasi e contante”. La prima misura -spiega Penati- è solo “marketing politico del Governo verso quel blocco sociale che ha sempre votato Forza Italia e la Lega: padroncini degli autotrasporti; negozianti coi ricchi clienti stranieri; piccoli commercianti e ristoratori alle prese coi gravami di carte e conti bancari”. La seconda (abolizione della Tasi) è solo fumo negli occhi per nascondere quello che non si riesce a fare: “una tassazione degli immobili equa ed efficiente richiederebbe la riforma del catasto, a prezzi di mercato, finita invece nel dimenticatoio e ignorata per convenienza da Governo e opposizioni”.

Scissione amichevole basta liti su tutto. Franco Monaco (Repubblica, pagina 13) rompe il silenzio sulla “cena dei dissidenti” che si è tenuta martedì scorso. C’ero e non si è parlato né di emendamenti alla legge di stabilità nè penultimatum da lanciare. Il documento di Carlo Galli -che pubblicheremo quando l’autore l’avrà deciso- studia il processo di trasformazione del Pd e postula la necessità di rimettere in questione i fondamenti della politica. Scissione? Personalmente ho detto in quella riunione che la scissione (silenziosa e di massa) c’è già stata. Quello che serve è una battaglia culturale contro la dittatura neo liberista ed elitista che Renzi eservita sulla sinistra. Serve un’intesa politica (laica, su poche cose da fare) tra personalità e soggetti diversi, nessuno dei quali può ambire a una leadership carismatica e solitaria nè può pretendere che, mescolanto nel pentolone, nasca subito il nuovo partito. Lavori in corso. Servono generosità e spirito unitario.

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