Nella Repubblica Islamica dell’Iran, il boia non si ferma mai. Dall’inizio dell’anno almeno 657 persone sono finite sulla forca. Tra gli impiccati 15 erano attivisti delle forze politiche dell’opposizione al regime degli ayatollah. Altri 36 colpevoli di aver preso parte alle manifestazioni di dicembre 2025 e gennaio di quest’anno. Durante le proteste del 8 e 9 di gennaio, i reparti speciali della polizia e le milizie delle Guardie della Rivoluzione ( i famosi Pasdaran) hanno aperto il fuoco sui manifestanti in diverse città uccidendo alcune migliaia di persone. L’organizzazione non governativa Iran Human Rights, con sede ad Oslo in Norvegia, di recente ha pubblicato i nomi di 4219 morti del tragico evento, precisando di aver incluso nell’elenco solo le vittime che ha potuto verificare con precisione la loro identità, il luogo e le circostanze della loro uccisione. Altri fonti, non verificate, parlano di almeno 10.000 morti durante questi due giorni di massacri compiuti in oltre cento città del paese.
Almeno altri cento manifestanti detenuti sono stati condannati a morte dai Tribunali della Rivoluzione e attendono nelle carceri del paese l’esecuzione. Almeno 5 di loro al momento dell’arresto avevano meno di 18 anni. A questi vanno aggiunti almeno altre 200 persone condannate alla pena capitale per altri presunti reati.
Di recente il Parlamento Europeo ha pubblicato l’elenco dei tre finalisti del Premio Sacharov. Tra questi due sorelle gemelle iraniane, Taraneh e Romina Rahimi, arrestate ad Isfahan, nell’Iran centrale, durante le manifestazioni di gennaio. Taraneh e’ stata condanna alla pena di morte, oltre a 11 anni di reclusione, Romina dovrebbe scontare 38 anni di carcere. Le due sorelle al momento dell’arresto avevano 19 anni ed hanno festeggiato il loro 20esimo compleanno nel carcere Dastgerd d’Isfahan.
Di recente è stata condanna a morte anche un’altra giovane ragazza iraniana, Najmeh Amini. Il Tribunale Penale di Mashad ha condannato questa ragazza di 22 anni alla pena capitale per il reato sab al nabi, ossia offesa al profeta, per un presunto post pubblica sui social media di cui non si trova traccia. Najmeh in un audio che ha fatto uscire dal carcere chiede al mondo di non dimenticarla. In questa audio Najmeh si definisce “una giovane ragazza innocente con tante speranze e tanti sogni”.
