Le parole possono aiutarci a comprendere il mondo oppure deformarlo. Possono rendere visibili le persone e i loro diritti oppure farle scomparire. Possono dare un nome alle responsabilità oppure renderle indistinguibili. Questo vale sempre, ma soprattutto quando raccontiamo guerre, occupazioni, violazioni dei diritti umani. E vale in modo particolare per la Palestina, dove il linguaggio è diventato esso stesso un terreno di confronto politico, di propaganda e di esercizio del potere. Quante volte, leggendo un titolo o ascoltando un servizio televisivo, ci siamo trovati davanti a espressioni inesatte, riferimenti storici parziali, definizioni giuridiche improprie o narrazioni che sembravano cancellare il contesto e persino le responsabilità di quanto accadeva? «Hind Rajab, 6 anni, trovata morta a Gaza giorni dopo le telefonate con cui chiedeva aiuto», questo il titolo che la BBC ha dedicato alla ormai tristemente nota bambina uccisa dall’esercito israeliano con 300 pallottole e finito nell’ultimo rapporto Francesca Albanese alle Nazioni Unite «La verità sotto le macerie: i media al tempo del genocidio». “Trovata morta” è una scelta linguistica così come tante altre che eliminano – in una parvenza di neutralità – le responsabilità di commette crimini.
È anche da queste riflessioni che è nata “Palestina. Guida per una buona informazione“, il glossario online realizzato da COSPE e Amnesty International Italia, presentato il 20 ottobre a Roma, presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana. Un lavoro costruito per mettere a disposizione strumenti concreti e sostenere giornaliste e giornalisti nel loro lavoro con maggiore consapevolezza e precisione.
Non un manuale di formule corrette ma uno strumento aperto alla consultazione, pensato per sostenere un’informazione documentata, consapevole delle parole che utilizza e capace di fornire a chi legge, guarda o ascolta gli elementi necessari per comprendere i fatti. È il risultato di un lavoro condiviso che mette al centro il valore dell’informazione, l’oggettività del vocabolario giuridico, l’attenzione alle fonti e la responsabilità delle parole nel racconto di una delle questioni più complesse e più presenti nel dibattito pubblico contemporaneo.
Reportingpalestine.it vuole anche essere uno strumento aperto, pensato per essere facilmente utilizzabile nel lavoro quotidiano, ma anche per essere ulteriormente arricchito e aggiornato. Per farlo sarà prezioso il contributo di giornaliste e giornalisti che conoscono la Palestina, la raccontano con continuità e lavorano sul terreno: le loro esperienze, conoscenze e pratiche professionali potranno aiutarci a individuare nuove questioni, integrare fonti e strumenti e mantenere la Guida aderente alle esigenze concrete di chi fa informazione.
La guida è liberamente consultabile su www.reportingpalestine.it.
