Guerriglia”, “Milano a ferro e fuoco”. Possibile che per gli effetti delle grandi mobilitazioni si sappiano sottolineare solo le degenerazioni e non la prese di coscienza di se stessi, soprattutto dei più giovani, che le bellissime, festose, a volte grandiose manifestazioni producono?
Un segnale di questo arricchimento dei giovani lo hanno dato gli studenti cagliaritani venerdì e sabato scorsi. In migliaia per le vie del centro città a sventolare bandiere, a innalzare cartelli e striscioni per rivendicazioni senza odio. E intorno a loro, con discrezione, quasi con rispetto, come genitori attenti ai loro figli, poliziotti in borghese o in divisa che li hanno accompagnati lungo il percorso senza che ci sia mai stata la minima scaramuccia.
Dunque è possibile evitare gli assetti antisommossa e scongiurare le violenze con misure preventive contro provocatori o mestatori. Sarebbe interessante sapere quale prevenzione è stata fatta a Milano, se ne è stata fatta e come, altro che tentare di coinvolgere nelle responsabilità i democratici che preferiscono soffermarsi sulle cause dei fenomeni, piuttosto che solo sugli effetti. E tra le cause basterebbe fare semplici conti. Quante scuole chiuse, quanti insegnanti in meno, quanti servizi sociali saranno negati, quale sanità pubblica sarà ancor più sacrificata, per colpa dei tanti miliardi destinati ad un inutile e più che dannoso riarmo?
E quale collocazione internazionale potrà avere un governo che impunemente rinnega la propria Carta Costituzionale, quella su cui comunque ha giurato?
Sfogliamoli i giornali, non solo quelli dichiaratamente di destra, anche i cosiddetti ‘giornaloni’ per verificare quanti di questi interrogativi sulle cause del disagio studentesco, operaio, sociale vengono posti. L’Articolo 21 della Costituzione è rigorosissimo a riguardo: è un dovere informare, così come essere informati e sui giornalisti ricade una doppia responsabilità, quella da professionisti e quella da cittadini. Bisognerebbe non dimenticarsene mai.
