Ieri tre persone sono uscite di casa per andare a lavorare. Tre persone che, a fine giornata, avrebbero dovuto tornare dai propri cari. Ma non è andata così.
Abourabil Ayoub, 30 anni. Tra due settimane avrebbe compiuto 31 anni. È morto travolto da un pilone nel cantiere dell’Alta Velocità a Firenze.
Carlo Spiga, 61 anni. Ha perso la vita nel porto di Cagliari, schiacciato da giganteschi tubi.
Andrea Di Risio, 21 anni. A novembre avrebbe compiuto 22 anni. Studiava all’università, lavorava come operaio stagionale e gli mancava poco alla laurea. È morto in una cantina sociale in provincia di Chieti.
Tre persone, tre vite diverse, tre famiglie che da oggi dovranno fare i conti con un dolore che nessuna parola può cancellare.
Mi colpisce pensare ad Abourabil, che tra pochi giorni avrebbe festeggiato il compleanno. Ad Andrea, che stava per raggiungere un traguardo importante della sua vita. E a Carlo, che aveva i suoi affetti, le sue abitudini e le persone che lo aspettavano.
Età diverse, storie diverse, ma lo stesso diritto: tornare a casa dopo una giornata di lavoro.
E invece, da qualche parte, ci sono persone che oggi hanno ricevuto la notizia più terribile della loro vita. Persone che forse stamattina li hanno salutati senza immaginare che sarebbe stata l’ultima volta.
È questo che non riesco ad accettare.
Domani leggeremo altre notizie, parleremo di altro e la vita andrà avanti per tutti noi. Ma per le famiglie di Abourabil, Carlo e Andrea niente sarà più come prima.
E allora mi chiedo: com’è possibile che ancora oggi si possa morire mentre si lavora per vivere?
Non voglio che queste parole siano soltanto uno sfogo, né che questo post venga dimenticato dopo pochi minuti. Vorrei che ci fermassimo a riflettere, anche solo per un momento.
La sicurezza sul lavoro non dovrebbe essere una formalità, né qualcosa da considerare soltanto quando succede una tragedia. La vita delle persone deve venire prima di tutto. Sempre.
Non conosco le loro famiglie e non posso immaginare fino in fondo il loro dolore. Ma so che nessuna famiglia dovrebbe ritrovarsi a piangere una persona cara per una tragedia sul lavoro.
Abourabil, Carlo e Andrea non sono tre numeri da aggiungere a una statistica. Sono tre persone che avevano il diritto di continuare a vivere.
E noi non dovremmo mai abituarci a tutto questo.
Perché andare a lavorare e tornare a casa dai propri cari non dovrebbe essere una fortuna.
DOVREBBE ESSERE LA NORMALITÀ.
