Meno di trenta giorni e quasi un comizio al giorno per infiammare gli stati chiave e fare un miracolo impossibile. Sabato scorso in Ohio, per sostenere il senatore repubblicano Jon Husted e il candidato a governatore Vivek Ramaswamy, Donald Trump ha ostentato grande ottimismo: i repubblicani riserveranno “una grande sorpresa” alle elezioni di Midterm del 3 novembre e ha invitato tutti a votare: “Dovete uscire. Dovete votare per questi ragazzi. Se lo fate, vinceremo e vinceremo alla grande e glielo ficcheremo su per il c…”. Tra giochi di parole come “Dumocrats” (dump, stupido e Democrats, i democratici), accusati di avere idee anti-americane, i soliti attacchi alla stampa, colpevole di sostenere i rivali diffondendo fake news, nel corso del comizio ha anche attaccato Kamala Harris e il candidato democratico al senato per il Texas ( altro stato chiave come l’Ohio). In Alabama era tornato invece a promettere 5.000 dollari a ogni cittadino se vincerà il partito repubblicano e a patto che siano spesi solo negli USA.
“Sapete cosa succede se non votate? Andrete all’inferno”, aveva detto invece alla convention repubblicana di Dallas, in Texas a metà settembre. Volgarità, proclami e promesse nascondono timori ben fondati sull’appuntamento elettorale di metà mandato che potrebbe togliergli il controllo del Congresso: tutti i sondaggi di gradimento lo danno ai minimi (38%) e gli stessi Maga sono delusi per le imprese (fallimentari) in Iran, quando la promessa era di non intraprendere missioni armate ma di risolvere tutti i conflitti in corso, e per l’aumento folle del costo della benzina e dei beni di prima necessità, a fronte dei proclami sul “rendere l’America di nuovo grande”. Trump sta invitando gli elettori a votare come se sulla scheda ci fosse il suo nome (ma potrebbe essere un bel boomerang) e tra le principali minacce adesso c’è quella di proclamare lo stato di emergenza e inviare la Guardia Nazionale ai seggi. Lo ha detto in una intervista al Times, negando che si sarebbe impegnato a non usare poteri straordinari: “molte persone pensano che dovrei usarle”. Il ricorso all’Insurrection Act non fermerebbe le elezioni ma potrebbe scoraggiare dal recarsi a votare.
Nei mesi scorsi Trump e i suoi avevano lavorato per ridisegnare i collegi elettorali in modo da renderli più favorevoli ai repubblicani. Hanno più volte chiesto restrizioni al voto per corrispondenza, da vietare salvo malattia, viaggi, servizio militare o disabilità. Hanno proposto il “Save America Act”, un disegno di legge che richiede di presentare un documento d’identità con foto ai seggi elettorali e impone agli stati di ottenere una prova di cittadinanza prima di registrare una persona per votare alle elezioni federali. L’obiettivo è che non possano votare i “non cittadini”, quelli che, secondo le teorie Maga, avrebbero votato per Biden truccando i risultati elettorali. Hanno ipotizzato di eliminare le macchine di voto tornando al conteggio manuale. A 23 stati il dipartimento di Giustizia ha già chiesto di fornire le informazioni personali di tutti i votanti.
I timori di dem si sono concretizzati nella creazione di una piattaforma per reclutare volontari che presidino i seggi, “New Battlefield Project’ e acquisire documentazioni in grado di contrastare eventuali decreti presidenziali che puntino a bloccare il voto per corrispondenza, mobilitare forze come l’ICE ai seggi o invalidare il voto. C’è anche chi teme che possa avverarsi una seconda Capitol Hill.
Ma molto è in mano gli elettori statunitensi. All’appuntamento del 3 novembre sono chiamati anche a esprimersi su una quarantina di quesiti referendari su temi sociali ed economici. Tra quelli più dibattuti c’è la costrizione di migliaia di data center per l’AI e le tasse ai redditi milionari. Queste Midterm diranno molto degli USA che saranno.
