Giornalismo sotto attacco in Italia

Don Mattia Ferrari e la preghiera in mare. “Perdono per la nostra indifferenza”

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“Davanti ai recenti naufragi, che hanno segnato la strage più grande nel Mediterraneo di questi anni, c’è stato silenzio e indifferenza. Chi ha parlato di loro? Chi ha pianto per loro? Questo ha segnato un’ulteriore ferita alla loro dignità calpestata.
Siamo in contatto con i familiari e gli amici di molte vittime: ci hanno chiesto di non dimenticarli, di pregare per loro, di restituire loro la dignità di fratelli e sorelle”, così don Mattia Ferrari parla dello straordinario gesto di pietas e solidarietà che lo ha portato a pregare in mezzo al mare dove si teme (ma purtroppo è quasi certezza) siano morte quasi mille persone in gennaio. e i loro corpi stanno tornano a galla in queste settimane in un clima di indifferenza che fa paura.
“Con Mediterranearescue e Refugeesinlibya e con le Chiese della Sicilia abbiamo deciso fare un gesto semplice e umile: andare in mare con la barca a vela Safira, già usata in missioni di soccorso e lì pregare per loro, con la S. Messa, una preghiera musulmana e un’orazione civile. Abbiamo pregato per le vittime e per i loro familiari e amici, abbiamo chiesto perdono a Dio e a loro per la nostra indifferenza e la nostra chiusura, e abbiamo invocato il dono della conversione dei cuori. – ha scritto don Mattia Ferrari in un post sui social – Ringraziamo per i tanti messaggi arrivati: dai vescovi siciliani e da vescovi, preti, suore e laici dell’Italia, di tutto il Mediterraneo, dei Paesi dell’Africa subsahariana da cui provenivano le vittime, degli USA, dell’America Latina, delle Filippine. Tutti loro, in tutto il mondo, ci hanno detto che oggi si sono uniti spiritualmente alla nostra preghiera. Sulla barca c’era una delegazione, ma in comunione con noi c’era una moltitudine enorme della Chiesa e di persone di buona volontà. Nel mistero pasquale anche il dolore di queste ingiustizie viene riscattato: quell’amore che Cristo ci ha donato riscatta gli esclusi e gli oppressi, li eleva nella gloria del Cielo e dà a noi che ancora siamo sulla Terra la forza di lottare e di servire, donando noi stessi. La salvezza non viene dalla gloria di questo mondo che il diavolo offre a Gesù nelle letture di oggi, ma dalla Croce di Cristo, dall’amore viscerale (splagchnizomai), che viene da Dio ed è presente in ogni persona che dona se stessa, come Cristo ha fatto nella Sua Pasqua, il cui memoriale perenne ci ha donato nell’Eucaristia. Ecco perché abbiamo voluto che l’Eucaristia fosse celebrata lì, in mare, perché sappiamo che Dio é con loro e che solo se con umiltà saremo con loro ci salveremo”.

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