Tra il teatro-danza di Pina Bausch e l’intimità di interpretazioni monumentali, Carlos Marqués-Marcet firma un musical audace sul fine vita, in arrivo nelle sale italiane dal 22 gennaio con Movies Inspired.
Presentato con successo al Festival di Toronto (vincitore del premio Platform) e alla Festa del Cinema di Roma 2025, “Polvo Serán” (2024) di Carlos Marqués-Marcet è un’opera di una potenza devastante, capace di trasformare il tema del fine vita in uno sguardo unico e audace, un’esperienza sensoriale che sfrutta il linguaggio cinematografico per indagare l’intimità umana più profonda. Il film si muove in un territorio inedito, sospeso tra la fisicità del teatro-danza di Pina Bausch e l’estetica visionaria di All That Jazz, dando vita a un musical coraggioso che danza con la morte senza mai rattristare.
Al centro della vicenda, una coppia unita da un legame indissolubile: Claudia — interpretata da una straordinaria e luminosa Ángela Molina — la quale decide di non aspettare passivamente che la malattia le tolga ogni autonomia, e Flavio, il compagno di una vita (un monumentale Alfredo Castro) il quale mette in moto un piano per porre fine alle loro esistenze, insieme, in Svizzera. Una scelta quest’ultima che solleverà non pochi interrogativi nei figli, che percepiscono questa prospettiva come un abbandono egoistico, senza comprenderne fino in fondo il senso.
Un film in cui i due protagonisti offrono interpretazioni eccezionali, amplificate dal magistrale lavoro operato sui primi piani, in cui la macchina da presa cattura ogni sfumatura espressiva, emblema di un caos emotivo profondamente umano. In questa vicinanza quasi ‘chirurgica’, il film trova la sua massima verità: gli sguardi dei protagonisti diventano il campo di battaglia tra la paura del dopo e la certezza dell’amore.
In questa cornice Marqués-Marcet compie una scelta audace, inserendo elementi teatrali e coreografici curati dalla compagnia La Veronal. Questi inserti non spezzano la narrazione, ma la elevano: quando la parola non basta più a esprimere l’angoscia o il legame indissolubile della coppia, interviene il movimento.
La dimensione teatrale permette di astrarre il dramma dalla realtà clinica della malattia, trasformando la tragedia in una performance catartica. È qui che il corpo, pur segnato dal tempo e dal male, riafferma la propria presenza scenica e la propria dignità, ricordandoci che anche davanti all’inevitabile fine, può esistere una bellezza struggente. Si tratta di un cinema che non ha bisogno di parole per spiegare la scelta del suicidio assistito, perché lascia che sia la pelle a parlare.
Il risultato è un’opera molto intensa, che non concede tregua emotiva in nessuna delle tre parti in cui è suddiviso, quasi fossero tre atti di un testo teatrale. La tensione non cala mai, sostenuta da una scrittura che sa essere cruda e poetica al tempo stesso. La citazione di Quevedo che dà il titolo al film — “Polvere saranno, ma polvere innamorata” — trova una traduzione perfetta in queste immagini: la materia si consuma, ma l’intensità del vissuto rimane impressa sulla pellicola.
In sintesi, “Polvo Serán” – nelle sale italiane dal 22 gennaio con Movies Inspired – è un’opera coraggiosa che sfida le convenzioni. Grazie alle interpretazioni monumentali dei suoi protagonisti e a una regia che sa quando farsi intima e quando farsi spettacolo, il film ci regala una riflessione preziosa: che anche l’ultimo atto della vita può essere un gesto di bellezza consapevole.
