Nel fatidico 1968 vinsi le elezioni promettendo il “ponte sullo stretto”. Ma erano le elezioni a capoclasse ai salesiani, alle medie. Da quasi un secolo in Sicilia aspettiamo il ponte, ma non sappiamo cosa sarà. Oggi abbiamo il disegno, ma non pare che sia un progetto compiuto.
II pesanti rilievi della “Corte dei Conti” hanno messo in evidenza alcune incongruenze del progetto e delle procedure. I “No ponte” sono esultati dichiarando la fine del progetto. Il “Governo” è invece insorto attaccando, come sempre, la magistratura, in questo caso quella contabile. Dichiarazioni di fuoco, se non di guerra, facendo, come spesso accade, un poco di confusione, di ruoli e di scopi.
Poco dopo le dichiarazioni governative più aggressive sono scomparse, sostituite da parole di circostanza: i “prendiamo atto” e “restiamo in attesa” ricordavano tanto le espressioni di routine che sono ad uso dei tristi eventi. Noi siciliani non sappiamo, letteralmente, cosa augurarci.
Pare che qualche alto funzionario (raramente competente) abbia messo sull’avviso i governanti più arrabbiati sul fatto che, insistendo nella realizzazione, avrebbero avuto notevoli possibilità di richieste di danni all’erario. Si è trattata di una “stretta sullo stretto”. A Roma direbbero “strizza”.
