Dodici contro uno. Preso a calci, pugni e bottigliate in testa finché una corsa in ambulanza non lo ha scaraventato dritto in sala operatoria per un intervento d’urgenza al cranio. È il bilancio dell’ennesima spedizione squadrista maturata davanti al liceo Einstein di Milano, come denunciato da Radio Popolare e confermato dalle carte degli inquirenti che restituiscono la fotografia di un brutale pestaggio di un giovane studente da parte di alcuni militanti di Blocco Studentesco.
Nato nel 2006 come braccio giovanile di CasaPound, Blocco Studentesco applica da vent’anni nei licei la stessa metodologia dei “fascisti del terzo millennio”, fatta di violente ritorsioni contro chiunque provi a contrastarne la presenza.
Una deriva resa possibile dal clima di cronica tolleranza e connivenza politica, ma soprattutto dal silenzio complice delle istituzioni, che per anni hanno derubricato questa scia di violenze a semplici “scontri” o “tensioni giovanili”, garantendo nei fatti agibilità e impunità a formazioni che agiscono in palese sovversione dei principi costituzionali.
L’aggressione di Milano, del resto, si salda a una lunga catena di raid che attraversa l’intero Paese, dalle manganellate del Michelangiolo di Firenze ai continui blitz nei poli scolastici della capitale. Una vicenda che impone a tutti di alzare il livello di guardia, perché sia chiaro: qui non siamo più di fronte a una banale rissa, ma a un attacco sistematico alle basi stesse della vita democratica nei luoghi della formazione.
