C’era un tempo in cui la politica nei territori si misurava sui voti, sulle delibere, al massimo sui toni accesi durante un consiglio comunale aperto ai cittadini. A Civitanova Marche, sponda Fratelli d’Italia, si è deciso di fare un salto di qualità. O meglio, un regresso che con la vita democratica e istituzionale di un Comune non, dovrebbe avere nulla a che fare.
Ieri pomeriggio a Palazzo Sforza la mozione di sfiducia al sindaco Fabrizio Ciarapica è passata subito in secondo piano. A prendersi la scena non sono stati i numeri della crisi di maggioranza, ma l’ingresso nel Municipio di Civitanova Marche dell’avvocato Alberto Feliziani, esponente locale di Fratelli d’Italia. Feliziani si è presentato in Municipio scortato da un servizio di sicurezza privato: sei persone vestite in total black, stazzati e impassibili, posizionati a presidio del leader locale del partito di maggioranza relativa. La scena ha dell’incredibile.
Prima ancora che la seduta prendesse il via, il clima è degenerato in uno scontro verbale tra lo stesso Feliziani e Marco Biancucci, marito dell’ex assessora Roberta Belletti.
Un botta e risposta culminato in una situazione di tale disordine da richiedere l’intervento immediato degli agenti della Digos.
Al netto della cronaca, che Feliziani liquiderà poi parlando di presunte aggressioni subite, l’episodio solleva interrogativi politici e istituzionali profondi, che toccano da vicino la salute della nostra democrazia e di come stia velocemente precipitando verso l’abisso.
In un Paese normale, un Palazzo Comunale è la casa di tutti i cittadini, un luogo sacro per la rappresentanza democratica dove il confronto – anche il più aspro – avviene con le armi della dialettica politica. L’idea che un esponente politico si senta in diritto di esibire una “milizia” all’interno delle sale istituzionali non è solo un atto di arroganza, ma un messaggio intimidatorio nei confronti della cittadinanza e degli avversari politici.
Qual è il messaggio che si vuole mandare? Che le sedi democratiche si presidiano con la forza? E con quale autorizzazione sei uomini di una vigilanza privata operano all’interno di un edificio pubblico durante un Consiglio comunale? Ciò che è accaduto a Civitanova Marche è la spia di un clima tossico, in cui il senso del limite e il rispetto per le istituzioni sembrano essersi del tutto smarriti sotto i colpi di un potere che scambia la rappresentanza con il dominio. Mentre la Digos farà le sue verifiche sugli aspetti di pubblica sicurezza, la politica ha già perso la sua dignità. E di fronte a scene del genere, tacere o derubricare il tutto a “folklore” significa esserne ormai assuefatti.
