Una panchina gialla dedicata a Giulio Regeni sarà inaugurata nel quartiere Quadraro vecchio, a Roma, come segno di memoria e come richiamo alla necessità di continuare a chiedere verità e giustizia per il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel 2016.
L’iniziativa, patrocinata dal Municipio Roma V, è promossa dal Comitato promotore “Una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro vecchio’, con la collaborazione e con il supporto di Ascanio Celestini – è in programma per la giornata di domenica 11 ottobre, dalle ore 17 alle ore 19, nello spazio pubblico di fronte all’ingresso del tunnel di via dei Lentuli.
L’appuntamento, aperto a tutta la cittadinanza, nasce con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di Giulio e di promuovere una riflessione condivisa sulla tutela dei diritti umani, sulla libertà di ricerca e di espressione e sul rispetto della dignità della persona. La panchina gialla vuole essere molto più di un simbolo commemorativo: collocata in uno spazio pubblico, potrà diventare un luogo di incontro, confronto e partecipazione democratica, capace di coinvolgere nel tempo cittadini, giovani, studenti, scuole, associazioni e realtà culturali e sociali del territorio.
«Con questa iniziativa – sottolinea il Comitato promotore – vogliamo rafforzare il valore di una memoria attiva, capace di trasformare il ricordo in consapevolezza, partecipazione e responsabilità collettiva. Ricordare significa continuare a chiedere verità e giustizia e significa contrastare ogni forma di violenza, tortura e negazione delle libertà fondamentali».
L’appuntamento si colloca a pochi giorni dall’arrivo della sentenza del processo per il sequestro, la tortura e l’assassinio di Giulio. C’è stato un tempo, una manciata di anni fa, nel quale sembrava impossibile che si arrivasse a questo punto. Un famoso giornalista su un grande giornale scriveva «abbiamo bisogno del ben volere di Al Sisi perché l’Eni possa continuare non solo ad estrarre dal suo Paese l’ingentissima quantità d’idrocarburi e di gas che estrae ogni anno (…), ma anche continuare a svolgere ricerche ancora più promettenti» e aggiungeva «È assai doloroso dirlo, ma che valgono dunque, se le cose stanno così, le invocazioni “Giustizia per Giulio Regeni”? » (Ernesto Galli della Loggia “L’assassinio di Giulio Regeni chiama in causa tutti noi” – Corriere della Sera, 11 luglio 2020).
Invece il processo è cominciato e abbiamo provato la gioia di entrare nell’aula dove è stata letta la sentenza. Ci siamo stati coi nostri corpi, per ricordare il suo. Quello sul quale Paola, la mamma di Giulio, ha testimoniato di aver visto “tutto il male del mondo”. La memoria è fatta di cose concrete. Tra qualche giorno le persone cominceranno a sedersi concretamente su una panchina accanto alla salita del Quadraro. Ci staranno coi loro corpi e, vedendo il colore giallo, ripenseranno a Giulio e alla sua storia. Una panchina. Non un monumento, ma un documento che dichiari la nostra idea di verità, di giustizia, ma anche di sicurezza. Che sia specchio delle parole pronunciate all’uscita dall’aula: «Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi».
Il Comitato promotore è composto dalle seguenti associazioni:
A Buon Diritto, ADI – Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiana, Collettivo Khora_Spazio di Resistenze, Comitato di Quartiere Quadraro vecchio, M.U.Ro. Urban Museum, Quadracoro APS e Spazio Y Associazione.
