Ad averne di liberali autentici come Mario Borsa! Direttore del Corriere della Sera per appena quattordici mesi, fu colui che venne scelto dal CLN per assumere la direzione di un quotidiano pesantemente colluso con il regime e pertanto chiuso per quasi un mese, dal 26 aprile al 22 maggio 1945, per ripulirlo. Ebbene, quando finalmente tornò in edicola, Borsa, che aveva patito sulla propria pelle i soprusi e le vessazioni del fascismo, invitò lettrici e lettori a compiere un’assunzione di responsabilità, domandandosi per quale motivo Mussolini fosse durato vent’anni e quante colpe avesse ciascuno di noi individualmente, oltre che la società nel suo insieme. E poi lanciò una campagna capillare, avvalendosi del contributo di alcuni fra i più importanti intellettuali dell’epoca, per sostenere la Repubblica nel referendum del 2 giugno, sfidando il comune sentire di una parte consistente del suo mondo e anche della stessa proprietà. Scrisse, non a caso: “Quello che verrà con la Repubblica non sappiamo; ma questo però sappiamo: che nulla sarà mai così tragico, così disastroso come quello che si è avuto don la Monarchia. Di cosa abbiamo paura? Del famoso salto nel buio? Lo credano i nostri lettori: il buio non è né nella Repubblica né nella Monarchia. Il buio purtroppo è in noi, nella nostra ignoranza o indifferenza, nelle nostre incertezze, nei nostri egoismi di classe e nelle nostre passioni di parte”.
Fu così che riscattò, a settantacinque anni, una testata gloriosa lordata dal fascismo, riportando il Corrierone alla credibilità e all’autorevolezza che si era guadagnato fin dai tempi di Eugenio Torelli Viollier, il suo fondatore il 5 marzo 1876, per poi toccare l’apice sotto la guida di Luigi Albertini.
Ne abbiamo discusso con due firme storiche del quotidiano: Dino Messina, autore di un bel saggio intitolato “La Repubblica nasce in via Solferino. 2 giugno 1946. Quando il <<Corriere della Sera>> ha fatto la storia” (Solferino), e Massimo Nava, autore, qualche anno fa, di “Quella sera in Galleria”, dedicato proprio alla coraggiosa vicenda di Torelli Viollier, e da qualche mese in libreria con “Tastiere in gabbia” (Edizioni Dedalo).
